Solidarietà al c.p.o. Gramigna sgomberato dai servi in divisa.

Esprimiamo la nostra solidarietà militante ai compagni e le compagne del CPO Gramigna di Padova, che ieri hanno subito lo sgombero del centro popolare, con il sequestro e il parziale abbattimento dei due edifici occupati e hanno visto recapitarsi altre 6 denunce per reati collegati all’occupazione.
Dopo l’infame attacco repressivo del 2007, con conseguenti arresti e processi, altre occupazioni e lotte sono seguite,attraverso lavori nel quartiere, lotte sociali e al fianco dei lavoratori, dimostrando nei fatti che la repressione non ferma le lotte rivoluzionarie.
In una fase come quella attuale, in cui il capitalismo attraversa una crisi strutturale, la borghesia imperialista mostra il suo volto più violento e brutale: guerra e repressione. Nulla deve emergere del dissenso all’attuale sistema.
Siamo al fianco dei compagni del Gramigna, sosteniamo le lotte che si sviluppano nei territori, per ogni sgombero nascerà una barricata.
L’erba cattiva non muore mai!
Contro il governo dei padroni 10, 100, 1000 occupazioni!

Zeta – Napoli
Studenti Federico II
Antifaresistance.org
RiprendiamocileStrade.org



26 marzo Padova: assemblea-dibattito al Cpo Gramigna.

La nascita e lo sviluppo del movimento fascista viene direttamente sostenuto e finanziato, da una parte dallo stato e dall’altro dalla borghesia che lo usa come strumento utile a reprimere le forti proteste degli operai sempre più sfruttati.

Era il 1919 e subito la resistenza si organizza per combatterlo.

Dopo il secondo conflitto mondiale si ha una quasi illusione di aver sconfitto il fascismo.

Come dirà in seguito Almirante, i fascisti si limiteranno ad inserirsi dalla finestra del sistema da cui erano usciti dalla porta grazie all’amnistia Togliatti, e sucessivamente sfiorano un posto in parlamento con il governo Tambroni.

Il fascismo diventa un mezzo utile a cui affidare il lavoro sporco per attuare una strategia della tensione che darà vita alla più tragica pagina della storia italiana: le stragi di Stato.

Oggi come ieri i rapporti non cambiano, anzi, si fanno ancora più stretti e solidi così dal MSI si arriva a Cadsapound e a tutti i nuovi gruppi neo-fascisti. Nonostante ciò la Resistenza non si è mai arresa e davanti a questi personaggi è sempre pronta a battersi e ad urlare: DAVANTI AL FASCISMO NON UN PASSO INDIETRO!

Sabato 26 Marzo – h. 15.30

Assemblea/Dibattito – FASCISMO: LO STRUMENTO DELLA BORGHESIA

interverranno:

Studenti Federico II di Napoli

Compagni di Parma Antifascista

Comitato antifascista di Montanara (Parma)



La lotta va avanti…

 L’applicazione della Legge Gelmini, approvata nonostante settimane di mobilitazione, la lotta e la rabbia di migliaia di studenti che hanno riempito le piazze per tutto l’autunno, ha un iter lungo e laborioso che permette ancora enormi margini di conflitto. La nuova legge, infatti, lungi dall’entrare immediatamente in vigore, per essere realmente efficace necessità che gli Atenei nominino delle apposite commissioni, formate da rappresentanze delle varie componenti universitarie (docenti, studenti, ricercatori, rettore), atte a riscrivere gli statuti in modo da recepire le norme della legge. Tale nomina, secondo l’articolo 2, spetta ai Senati Accademici ed ai Consigli di Amministrazione. Così, al rientro dalle vacanze, in più parti d’Italia si è subito capito quale fosse diventato il punto da affrontare per fermare una legge che, approvata in Parlamento, deve ancora passare nelle nostre Università. A Napoli, fin da Gennaio ci si è mobilitati per bloccare e invalidare, nonostante la pressante sessione di esami imponga ritmi di vita impossibili, le sedute di S.A. e C.d.A. della Federico II e dell’Orientale, per impedire la formazione delle commissioni. Ma pare non sia bastato, visto che si è aggirato il problema del dissenso ricorrendo a sedute “segrete” delle quali è pressoché impossibile conoscere luogo, data ed ordine del giorno! Gli organi universitari preposti, infatti, hanno ugualmente istituito le commissioni senza rispettare alcun iter trasparente, nominandole a porte chiuse! Si tratta di un’operazione alquanto losca che denota sicuramente paura e la volontà di tenere più nascosti possibili passaggi così importanti, magari per coprire manovre di ogni tipo di potentati vari che provano ad approfittare di questo momento di transizione per arricchirsi sul cadavere dell’Università Pubblica. Dove sono finiti i tanto decantati valori di trasparenza e democraticità che avrebbero dovuto segnare la nuova Università del Ministro Gelmini? Come volevasi dimostrare, sono pura fandonia propagandistica! Non solo a Napoli, ma anche nel resto d’Italia gli studenti stanno procedendo spediti sulla via del boicottaggio dell’iter di applicazione della legge, con esiti vari: a Torino, ad esempio, il rettore ha disposto un ingente dispiegamento dille forze dell’ordine per blindare la seduta della Commissione ed evitare che venisse “disturbata” e “colpita” dalla protesta di studenti e ricercatori; altrove le lotte hanno fatto sì che le commissioni fossero composte dopo una votazione a suffragio universale nell’Università, mentre in altre città (come Napoli) si è giunti alla decisione di occultare il tutto. Ma veniamo alla componente studentesca delle commissioni. Di fronte alle nostre continue critiche nei confronti delle rappresentanze studentesche, inutili e autoreferenziali, la risposta è sempre stata che avrebbero lavorato ad esclusivo beneficio degli studenti, anche nella lotta contro i provvedimenti che smantellano l’Università. Ebbene, questa volta i rappresentanti, com’è stato fatto presente durante il blocco dei senati accademici lo scorso gennaio, hanno un modo concreto per bloccare l’iter di applicazione della Riforma: le dimissioni! Senza la componente studentesca, infatti, i lavori della commissione risulterebbero paralizzati. Tuttavia, visti i trascorsi, è chiaro che i rappresentanti non muoveranno questo passo, manifestando, ancora, una volta, la loro natura opportunistica. Nel frattempo i primi effetti nefasti della controriforma in Campania si concretizzano, con la decisione presa dagli Atenei, in concerto con la regione Campania e il Ministero, di dare il via ad un progetto di federazione degli stessi che implica la cancellazione di decine di corsi di laurea e di sedi distaccate, con criteri (tenuti nascosti, naturalmente) che paiono rispondere ad esigenze dettate da manovre politiche e clientelari, più che dalla tanto sbandierata “razionalizzazione”. Il tutto, rigorosamente nel segno dell’iperverticismo, della scarsa trasparenza e dell’esclusione di ogni forma di partecipazione dal basso. Di fronte a tutto questo non ci fermeremo! La lotta continua e va immediatamente rilanciata, poiché il protagonismo e la partecipazione in prima persona sono gli unici mezzi per ottenere risultati. Risvegliamoci dal torpore invernale e ricominciamo ad infiammare il paese perché la partita non è chiusa, nulla è finito! Possiamo ancora bloccare la riforma e rilanciare un nostro ruolo attivo e conflittuale per riprenderci il nostro futuro!

Architettura Preoccupata

Cau – Collettivo Autorganizzato Universitario

Cdup Ingegneria

Coordinamento II Policlinico

Studenti Federico II



Settimana autorganizzata in memoria di Dax!



Brau? Polizia e chiusura la risposta dell’università!

Gli occhi degli studenti hanno visto di tutto: mancanza di spazi di socializzazione, strutture universitarie decadenti, bagni per studenti in condizioni pietose mentre quelli per il personale docente oltre che puliti addirittura profumati, persone ammassate una sull’altra nei dipartimenti nei giorni degli appelli d’esame. Ma ciò che è accaduto stamattina è l’apice di una condizione al limite del paradosso in cui versa l’Università pubblica: la direttrice della BRAU, biblioteca del polo delle scienze umane della Federico II, dopo essere venuta a conoscenza di un’iniziativa che mirava alla sensibilizzazione di tutti gli studenti sulla tematica della riappropriazione dei nostri spazi di cultura che sempre di più divengono un’esclusiva di una “fascia privilegiata di utenza”, bene ha pensato di non aprire la struttura “per imprevedibili problemi organizzativi”…

La realtà è un’altra: in seguito ad un confronto avuto fra gli studenti che avevano organizzato l’iniziativa al di fuori della struttura e la direttrice della biblioteca, la dinamica è stata chiarita. La direttrice, venuta a sapere dell’iniziativa, ha preventivamente avvisato il Polo delle Scienze Umane (suo diretto referente) per ottenere l’autorizzazione alla chiusura ed avvisare le forze dell’ordine, che nelle figure “poco riconoscibili” della DIGOS hanno dalla mattina presidiato la biblioteca.

Senza entrare nel merito di fuorvianti retoriche istituzionali (mancanza di fondi, personale ecc.) alle quali si potrebbe generalmente rispondere con una proposta di un più giusto utilizzo dei fondi universitari, ciò che è politicamente rilevante è che alla richiesta di una cultura accessibile a tutti, e quindi dell’apertura a tutti degli spazi in cui si fa cultura, le risposte date sono sempre quelle di una progressiva chiusura di questi luoghi e di una sempre più stringente selezione degli “utenti” di questo “servizio”.

Non riteniamo gli studenti degli “utenti” né la cultura nei suoi luoghi e nelle sue forme un “servizio”, non vogliamo che la cultura diventi un altro aspetto della realtà su cui speculare e trarre profitto e in questa direzione si muove il percorso di rivendicazione politica che da anni abbiamo messo in campo.

La formazione di una coscienza critica è un elemento che fa sempre paura e proprio per questo va preventivamente impedita, e inoltre il perentorio ricorso alle forze dell’ordine, oltre al disdegno che ci provoca, non è altro che un indice di quanto sia sempre più proibito il conflitto sociale e il confronto politico.

L’iniziativa di oggi alla BRAU non sarà l’unica. Riprendiamoci i nostri luoghi di cultura e aggregazione!



…Mai vista la Brau?

Mai vista la brau?

Abbiamo sempre saputo che a piazza Bellini esiste da quasi tre anni la biblioteca del polo umanistico della federico II, la famosa Brau, una struttura in cui è possibile recarsi per consultare libri (circa 200000 testi) o per stare in un posto tranquillo a leggere e studiare. Uno spazio di proprietà dell’università concesso in comodato d’uso dal comune, e più in generale un progetto che ha compreso anche la ristrutturazione dell’immenso edificio, per il quale sono stati spesi dal ’95, 7 milioni di euro.

Un investimento quasi spropositato, se non altro perché a “goderne i benefici”, sono pochi studenti che riescono a conciliare i propri orari con quelli della biblioteca che ha un orario di apertura che va dalle 9.00 alle 16.30 (tra le motivazioni date per spiegare l’adozione di una fascia oraria così ridotta, la mancanza di personale in seguito ai tagli degli ultimi anni e non sempre a sufficienza coperta dagli studenti che lì svolgono tirocinio obbligatorio). Nel frattempo, gli studenti che hanno la possibilità di accedere alla Brau, grazie ad un fortuito incastro di luoghi ed orari, tra il corso da seguire, probabilmente il lavoro, e l’orario di apertura della struttura, possono anche verificarne l’ “efficienza”: si entra solo dopo una coda “necessaria” per munirsi dell’apposito badge identificativo (il cui numero è limitato a centocinquanta a scapito di una struttura di quattro piani che potrebbe contenere un numero ben più alto di persone) e si passa attraverso un tornello che rappresenta la porta d’accesso a questo mondo magico; possono accedere solo gli iscritti alla Federico II, evidentemente gli unici a “meritare” il diritto di consultare gratuitamente un classico o semplicemente di andare in biblioteca, anche se questo non ci meraviglia considerata la gestione dei luoghi di cultura da parte delle istituzioni e degli enti privati che ormai sempre collaborano in questi progetti in Italia ed anche in Europa, questa tutt’altro che un modello positivo da seguire (senza libretto universitario o documento che accerti l’appartenenza all’ateneo, è vietato l’accesso anche in molte università europee).

La parola d’ordine è chiusura degli spazi di cultura, nettamente separati dal resto della città che non deve essere neanche a conoscenza di cosa ci sia in quel palazzo ristrutturato di piazza Bellini; controllo ossessivo per chi invece questi posti li vive, badge, telecamere e tornelli sono gli elementi con cui vediamo concretizzarsi quell’idea di “addomesticamento” ad uno studio elitario e chiuso, di cultura per pochi separata dal resto del mondo e fine a se stessa, imposta come l’unica possibile (non ci vengano a parlare di sicurezza se poi, anche con questi sistemi, più adatti a limitarne l’accesso che non a preservare la struttura, i libri scompaiono lo stesso).

In linea con un ragionamento che da tempo molti studenti stanno provando a delineare, esprimendo la volontà di una apertura dei luoghi di cultura, di un legame più stretto tra cultura e realtà cittadina e di una riconquista di diritti continuamente negati (allo studio, alla conoscenza, all’accesso a spazi che dovrebbero essere aperti a tutti), volontà manifestata sia attraverso i documenti prodotti durante la mobilitazione, sia attraverso momenti di “riappropriazione diretta” come possono essere state le giornate di occupazione dell’aula/cinema Astra, vorremmo proporre un momento di incontro tra tutti gli studenti (e non) interessati, per provare ad aprire un dibattito che riesca a guardare alla questione della Brau in tutti i suoi aspetti e che possa così dare inizio ad un percorso condiviso con il quale riuscire a superare gli enormi ostacoli che il processo di riforme sull’istruzione pone, alla realizzazione di una cultura vera, non riservata a chi se la può permettere, libresca e pedante , ma che sia gratuita per tutti, critica ed inserita in un contesto reale.

Non vogliamo che la Brau diventi altro rispetto a quello che è, non vogliamo snaturarla della sua essenza di biblioteca, luogo di studio e spazio di cultura: è proprio l’idea di cultura che si è venuta ad imporre di pari passo alla trasformazione dell’università attraverso le riforme, che non ci potrà mai vedere d’accordo e che vorremmo mettere quindi in discussione.

Ci piacerebbe farlo proprio a piazza Bellini, in quello spazio fino ad ora escluso ai più, per provare a renderlo per quel giorno un luogo di confronto e cultura reali

Mercoledi 9 Marzo ore 12

piazza bellini, fuori alle scale della Brau,

aperitivo con musica, reading, dibattito

Ci piace pensare che ci sia qualcun altro che come noi, di vivere di soli esami, non ne ha voglia



Di nuovo in onda Antifaresistance…

Riceviamo e pubblichiamo…

Dopo mesi difficili, torniamo finalmente in onda.
Gran parte di questo tempo è stato impegnato nella campagna per la liberazione del nostro compagno e fratello Tonino (tutt’ora agli arresti domiciliari) e ad una riflessione molto ampia sulla repressione. Anche alla luce di questo, riteniamo importante interrogarci sul ruolo del carcere e dei cie in questa società. Anche dal punto di vista della trasmissione radiofonica si riverberano gli effetti di questa riflessione. E cambiano alcuni degli elementi che ne costituivano “la veste”, andremo in onda non più il pomeriggio, ma il giovedì alle 20.30. La sostanza del programma sarà per una prima parte incentrata sulle corrispondenze con i nostri compagni all’estero, con i quali proveremo ad indicare di volta in volta gli elementi che costituiscono la seconda parte, che si dedicherà apputno agli approfondimenti in tema di antifascismo, repressione e carcere e lotte sociali. Per questa prima puntata che andrà in odna giovedì 3 marzo, apriremo con la corrispondenza americana ed un contributo alla riflessione in tema di “minorities” sia nelle carceri, che per le strade, nei diritti negati. Ci rivolgeremo poi ai compagni attualmente in Francia per capire quali misure di “sicurezza” anche la Francia adotta in tema di Centri di Espulsione. Avremo quindi un punto della situazione, per quanto riguarda il redazionale italiano, rispetto al corteo di martedì 1 marzo, corteo appunto degli immigrati e cercheremo di avere la corrispondenza telefonica dai compagni che stanno portando avanti la lotta dentro e fuori il CIE di Bari-Palese. Infine (sebbene potrebbe non essere questo) avremo la “promozione” o meglio il consiglio della lettura del libro su Valerio Verbano, anche attraverso il contributo telefonico dell’autore e della madre di Valerio, Carla, e cercheremo di sapere in che modo sta portando avanti il ricordo di Valerio nelle vite e nelle lotte dei compagni.
Antifaresistance si compone anche dell’editoriale che per questa nuova stagione non apparirà, come di consueto, il lunedì, ma verrà sostituito da un contributo di riflessione più ampio e articolato nel tempo e nello spazio con scadenza (speriamo) mensile. Come più volte ribadito, il nostro è un collettivo sparpagliato per il mondo; questo dato è per noi foriero di infinite difficoltà ma anche una ricchezza che vorremmo cercare di porre in risalto. Nostra intenzione, dunque, sarà quella di dar vita a riflessioni che tengano conto delle tendenze internazionali, dei laboratori e delle specificità singole, che siano qualcosa di più di un mero esercizio comparativo.
In questi mesi di assenza dal net abbiamo proseguito con il lavoro al sito, che troverete modificato completamente nella grafica e nella disposizione delle notizie.
Si ricomincia quindi giovedì alle 20.30, direttamente dalla nuova regia di Radio di Massa, nel Laboratorio Occupato SKA, in diretta su www.inventati.org/radiodimassa.
Stay tuned!

il collettivo redazionale di
www.antifaresistance.org