Assemblea di bilancio/rilancio dopo la mobilitazione del 18 giugno a L’Aquila
Assemblea di bilancio/rilancio dopo la mobilitazione del 18 giugno a L’Aquila Dopo la mobilitazione a L’Aquila del 18 giugno 2011, che complessivamente valutiamo positiva, come Assemblea per la giornata di lotta del 18 Giugno proponiamo di riconvocare un incontro di bilancio/rilancio per il 05/11/11 a Padova. Sono invitate a partecipare tutte quelle realtà che hanno contribuito in maniera unitaria alle varie fasi della mobilitazione, dall’assemblea del 05/02/2011 al corteo di L’Aquila il 18/06/2011. Pensiamo sia utile socializzare un bilancio tra le varie realtà che vi hanno partecipato, come base comune per poi sviluppare delle proposte per continuare e rilanciare l’iniziativa sui temi importanti affrontati per costruire l’iniziativa del 18 giugno: la solidarietà a chi è sotto processo, l’unità degli imputati e come affrontare i tribunali, la tortura dell’isolamento tramite il 41bis, come strumento del mantenimento del barbaro sistema della differenziazione carceraria, la solidarietà ai prigionieri politici e a tutti i prigionieri che lottano. Si invitano tutti coloro che sono interessati a rilanciare questo dibattito e la mobilitazione stessa a partecipare all’assemblea portando dei propri contributi (preferibilmente scritti) per elaborare prospettive e proposte concrete comuni. Pensiamo sia utile ritrovarsi per capire insieme come proseguire nel contesto attuale segnato dall’aumento della repressione con la riorganizzazione dell’apparato repressivo dello Stato, inchieste, denunce, processi per contrastare le lotte e la loro radicalizzazione e da una situazione dentro le carceri e dentro i Cie sempre più esplosiva. Con la loro piccola esperienza, l’esempio dei compagni condannati per i processi a L’Aquila è chiaro: rispondere uniti colpo su colpo! Dopo l’assemblea ci sarà una cena di solidarietà, tutti i compagni sono invitati a rimanere e a farci sapere quanti compagni hanno bisogno di fermarsi a dormire, così da poterci organizzare.
Sabato 5 novembre ore 15 Presso il cinema Astra, via T. Aspetti 21, Padova Quartiere Arcella, vicino alla stazione ferroviaria.
Come raggiungere il cinema: dalla stazione: uscita centrale, prendere il Metrobus direzione Capolinea Nord (Pontevigodarzere) la prima fermata (fermata Borgomagno) il cinema si trova di fronte. a piedi: dalla stazione uscire LATO ARCELLA il cinema è a 5 minuti per chi viene in macchina, arrivare alla stazione ferroviaria, il cinema è vicino.
Assemblea per la giornata di lotta del 18 giugno a L’Aquila aquila11giugn@autistici.org
UNIVERSITÀ ITALIANA, STRATEGIA EUROPEA.
UNIVERSITÀ ITALIANA, STRATEGIA EUROPEA
strategia, processo, riforma… è questo il problema!
Sono anni ormai che vediamo susseguirsi un continuo di riforme, dalla Zecchino-Berlinguer alla Gelmini, tutte aventi lo stesso indirizzo, tutte proposte di applicazione di un’unica strategia europea. Facciamo riferimento al processo di Bologna, risalente al 1999 (preceduto dalla dichiarazione della Sorbona ’98) e alla strategia di Lisbona, formulata nel 2000 con applicazione decennale (tant’è che l’anno scorso è stata formulata la nuova strategia 2010-2020). il processo di Bologna prende, rielabora e impone il sistema dei crediti e la suddivisione degli anni di formazione in due cicli, questo attraverso l’elaborazione di concetti come mobilità, flessibilità di cui parleremo poi. La strategia di Lisbona, che si inquadra in un contesto ben più ampio, fa riferimento alla così detta “Europa della conoscenza”, sottolineando come centrale il ruolo della formazione all’interno del sistema economico. L’università diventa un polo centrale di applicazione delle strategie economiche della realtà europea.
Entriamo nel merito degli argomenti.
Cos’è il cfu, in che modo il concetto di mobilità gli si affianca? Cosa implicano il sistema del 3+2 e la formazione permanente? In particolare la riforma gelmini in che modo ha dato il via all’entrata di personalità esterne all’interno dell’università?
Un cfu equivale a 25 ore di studio… è alla base di un sistema di misurazione quantitativa che calcola scientificamente le ore di “lavoro” che devono essere impiegate nello studio; questo senza tener conto delle più svariate esigenze e necessità che lo studente vive, da quelle più impellenti, come il dover lavorare per mantenersi agli studi, alla possibilità comunque sia di gestire il proprio tempo e impiegarlo nel modo che si ritiene più opportuno. Lo studente entra in un meccanismo di produttività dove il famoso assunto segui-studia-fai l’esame trova la sua realizzazione. Per quanto riguarda la spendibilità del cfu a livello europeo, questo rientra nel concetto di mobilità. Il cfu permetterebbe di avere riconoscimenti esteri delle competenza acquisite nel proprio paese. questo oltre a non essere mai stato realmente applicato pone una questione… a chi e perché fa comodo avere una forza lavoro con competenze volutamente standardizzate e non realmente specializzate? Di certo non allo studente che dovrà adattare la propria formazione e il proprio lavoro ad un principio di flessibilità che giova solo ed esclusivamente al profitto delle varie imprese, che grazie all’applicazione delle strategie europee trovano terreno sempre più fertile all’interno dell’università.
Il sistema del 3+2 (triennale+”specialistica”) si inserisce perfettamente nel discorso che stiamo sviluppando. La triennale dichiaratamente, la specialistica un po’ meno non portano lo studente ad aver compiuto un percorso formativo che lo abbia portato ad una reale specializzazione: a questo ci penseranno i vari master, stage, corsi di formazione, tutti rigorosamente a pagamento. Qui bisogna soffermarsi su un’analisi che si evince da questo meccanismo. La sistematizzazione del sistema formativo universitario appone inevitabilmente un elemento di selezione di classe, laddove il sistema formativo garantisce solo sfruttamento per chi non potrà addurre al proprio percorso un’ennesima “qualifica” garantita da migliaia di euro. Seppur ti laurei, con tutte le difficoltà del caso, o sganci un patrimonio o se non ce l’hai ti aspettano ricattabilità e precarietà. Questo ci riporta a parlare di “formazione permanente” (long life learning), meccanismo entro il quale una volta entrati non si esce più… le qualifiche vanno continuamente aggiornate ed è giusto che tu sia sempre al passo con i tempi!
Negli ultimi anni, soprattutto grazie alla riforma gelmini, l’applicazione di questi processi è stata facilitata dal diretto coinvolgimento di personalità esterne all’interno degli organi decisionali, senato accademico e in particolare cda, che assume un ruolo sempre più centrale, essendo l’organismo che gestisce l’aspetto più direttamente economico.
Aziende e privati nell’università? No grazie!
Quando il padrone ci mette lo zampino..sfruttamenteo e precarietà!
“La Conferenza dei Rettori italiana ha firmato, nel mese di luglio 1993, un Protocollo d’Intesa con la Confindustria con l’obiettivo di fornire un quadro di riferimento e di sviluppare ulteriormente la cooperazione tra Università e mondo imprenditoriale[...]Il Protocollo mette in risalto, in particolare: la necessità d’individuare forme di raccordo e programmazione stabili tra Università e Industria a livello centrale, regionale, locale e/o settoriale;[...] Altri ambiti riguardano l’orientamento degli studenti e gli stages formativi in azienda.[...] In questo ambito Confindustria e Conferenza dei Rettori sottolineano la necessità d’investire maggiori risorse, sia da parte pubblica che da parte privata [...]”
(Protocollo d’intesa tra Conferenza dei Rettori e Confindustria Luglio 1993)
questo estratto fa emergere un dato ineluttabile, il progressivo consolidamento fra università e azienda, ma non chiarendo né specificando cosa questo legame comporti, né a chi giovi, né chi danneggi. Ci proviamo noi… individuato il sistema formativo come ambito di applicazione di strategie economiche europee, l’università diventa per l’azienda quel canale ideale attraverso il quale, con un potenziale immenso di forza lavoro, estrarre profitto praticamente a costo zero; scaricando i costi di formazione sull’università.
Le aziende entrano quindi nell’università, siedono nel CdA e prendono decisioni nel loro interesse. Accade già da qualche anno nel nostro ateneo come prevedeva il comma 1 dell’articolo 17 dello statuto, nel resto d’Italia con le modifiche del ddl gelmini (Il d.d.l. S.1905 – controllate), ed in ultimo il 18 ottobre 2011 la Federico II modifica nuovamente lo statuto favorendo l’ingresso dei privati nei consigli. Ed è cosi che stage, tirocini e tutto il mondo della ricerca è totalmente asservito alle logiche di profitto aziendali.
L’università è nostra!
scetammec uagliù
Quando parliamo di un momento di rottura dall’attuale sistema universitario, facciamo riferimento all’apertura di spazi e recupero di tempi che siano sottratti alle logiche produttivistiche dell’attuale sistema formativo.
Un tentativo di riappropriazione di un tempo e di uno spazio che siano slegati da questa logica di accumulazione e di mercificazione; un primo passo sono anche quelle battaglie che sembrano vertenziali, come l’aumento del numero delle sessioni di esami, ma che in realtà sono un concreto tentativo di miglioramento del nostro modo di studiare, e anche un primo modo per provare a dilatare quei ritmi e quei tempi che l’università così com’è ci impone.
Sono 10 anni che alcuni settori del movimento studentesco propongono un metodo di “lotta” chiamato auto-formazione. Questo metodo consiste nel dar vita a spazi didattici autogestiti che vivono di momenti di dibattito e di “didattica alternativa” riconosciuti però poi dall’ateneo con l’assegnazione di crediti formativi. Riteniamo questa pratica una contraddizione assoluta; se consideriamo il credito lo strumento nelle mani dell’università di mercificare il nostro essere e il nostro tempo, non possiamo proporre momenti di lotta poi riconosciuti e inquadrati all’interno di quella stessa logica, che va rifiutata.
Per noi l’impostazione data al sistema universitario non può essere riformata dal di dentro attraverso l’utilizzo dei suoi stessi strumenti; è un’impostazione che va scardinata. Gli studenti devono poter ripensare e proporre un’alternativa reale: aprendo, ad esempio, luoghi di confronto e laboratori politici, come le aule occupate veri e propri arsenali di idee e non di armi,come detto provocatoriamente da qualcuno, spazi entro cui i tempi permettono di poter sviluppare dibattiti e discussioni su tutto ciò che ci riguarda e non solo riguardo l’università.
Riappropriamoci dei nostri diritti e del nostro futuro, il momento è ora!
COMUNICATO SUL 15 OTTOBRE A ROMA. BILANCIO E PROSPETTIVE DI UN CORTEO
Cerchiamo, con questo comunicato di dare una lettura nostra alla giornata del 15. L’analisi e le riflessioni che escono sono il frutto ragionato di discussioni con tutti quegli studenti che hanno condiviso questa giornata nella sua totalità e che come noi hanno sentito l’esigenza di confrontarsi e di dialettizzare le loro impressioni circa il corteo, sottolineando a piu’ riprese la necessità di cominciare un percorso di lotta all’interno delle facoltà e fuori per le strade per riappropriarci di ciò che è nostro.
“Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia.”
EL CHE.
Partiamo dalla necessità di estendere il dibattito oltre il becero dualismo tra vittoria o sconfitta che il 15 ha rappresentato e rappresenterà, per far in modo che dal ragionamento emergano, tanto aspetti di criticità sullo sviluppo della giornata; quanto l’analisi di alcuni dati oggettivi da cui la costruzione di un percorso di lotta reale non può prescindere.
Ci sembra che ciò che si è espresso con maggiore evidenza sia stata l’inadeguatezza del movimento, tutto, di canalizzare, sin dal principio, la rabbia e la radicalità delle persone e dei soggetti scesi in piazza verso un obiettivo preciso e condiviso. E questa lacuna di indirizzo della propria azione politica, è necessario dirlo con altrettanta chiarezza, non è figlia della giornata del 15, ma di tutta l’organizzazione che è derivata dai momenti preparatori del 15 stesso. E in ultima istanza quindi frutto di un più generale scollamento tra chi pretende di “gestire” la piazza e la piazza stessa.
A tal proposito abbiamo da fare alcune considerazioni.
Cominciamo dalle parole d’ordine. Dobbiamo purtroppo riconoscere che molte di quelle che, nostro malgrado, hanno finito per diventare caratterizzanti quella giornata, non sono per niente in grado di esprimere rivendicazioni che vadano nel senso di un avanzamento .
Su questo aspetto siamo consapevoli che un semplice comunicato non può pretendere di essere esaustivo di un ragionamento che necessariamente deve essere complessivo, ma ci sembra utile cominciare a porre alcuni elementi di critica, proprio perché legati alla nostra analisi sulla mobilitazione del 15.
Vorremmo soffermarci, anche se brevemente, sulla questione del “diritto all’insolvenza”, che ci pare una rivendicazione che inevitabilmente scivola in un’ottica statal/nazionalista, in cui per uscire della crisi sembra necessario appellarsi al proprio stato, di fronte all’ingerenza della cattiva finanza internazionale e degli altri cattivi Stati europei che vogliono costringerci nei parametri del debito zero. Assolvendo così totalmente i “padroni nostrani” dalle loro responsabilità e non immettendo nessuna prospettiva unificante per il proletariato europeo che sta subendo da decenni gli stessi attacchi!
A nostro parere, in quest’ottica, cioè quella dell’individuazione di un nemico chiaro, i padroni, e di una prospettiva, altrettanto chiara, da costruire, cioè l’unificazione internazionale delle lotte e della classe sfruttata, parlare di “noi il debito non lo paghiamo” è già un passo avanti purché si riesca a declinare in modo più specifico e analitico: questo debito non ci riguarda, non lo hanno prodotto i lavoratori e quindi non è sulle spalle dei lavoratori che deve gravare!
E’ responsabilità di chi detiene i mezzi di produzione, è responsabilità di chi, per il proprio esclusivo profitto, ha generato le attuali condizioni economiche sia a livello nazionale che mondiale.
Per cui l’unico aspetto del debito che ci interessa è la necessità di rispedirlo al mittente, affinché a pagare questa crisi non siano, come sta purtroppo avvenendo, i soggetti sociali più ricattabili e sfruttati (lavoratori, studenti, disoccupati, immigrati, etc.) e che l’unica rivendicazione reale, che ci appartiene, è la riappropriazione dei nostri diritti; riappropriazione che va dall’opposizione a queste manovre di lacrime e sangue, che trasformano diritti conquistati con la lotta in privilegi per pochi (pensioni, sanità, trasporti,istruzione, etc.); fino ad arrivare all’ormai cancellato diritto allo sciopero.
Assumere parole d’ordine di questo tipo, avallate, anche, dalle compagini istituzionali ed istituzionalizzate, il cui unico interesse è mantenere i propri privilegi di ceto politico, non ha fatto altro che accentuare la mancanza di una reale compattezza del movimento stesso. Così come affrettarsi a dire che bisognasse violare la zona rossa, che fosse necessaria una forzatura verso i palazzi del potere, affinché la rabbia esplodesse in modo significativo, ma soprattutto in modo comprensibile, non è sufficiente a valutare il problema. Dire la cosa più giusta non necessariamente mette dalla parte del giusto.
Certo crediamo anche noi che non aver cercato di raggiungere i cosiddetti “i palazzi del potere”; luoghi simbolo di quelle misure che peggiorano le nostre già disastrate condizioni di vita (dai tagli ad ogni residuo di welfare alle leggi che, sempre più, precarizzano la condizione lavorativa) rappresenti un paradosso, proprio perché quei luoghi erano stati individuati, dai movimenti di tutto il mondo scesi in piazza il 15, come obiettivo da colpire.
Riteniamo che il movimento debba essere in grado di praticare una reale autocritica su quanto avvenuto, senza incolpare qualcuno della mancata capacità di capire la cosa giusta da fare o dell’impreparazione dimostrata nel realizzarla. L’opportunismo di chi non voleva che il corteo raggiungesse il centro, era stato smascherato già da un mese; il tempo per provare a dare alle cose una direzione differente, esisteva. Dovremmo tutti chiederci con onestà cosa ognuno di noi ha fatto affinché si riuscisse a violare la zona rossa; fino a dove ci si è spesi per riuscire a determinare la piazza e le discussioni che hanno preceduto il corteo. In che modo ci si è preparati, in piazza e fuori, ad assediare i palazzi dei bottoni? Senza queste risposte si rischia di uscire dal terreno della politica.
Sottolineiamo questi aspetti perché crediamo che il 15 debba esserci d’insegnamento. E riteniamo che uno di questi sia che occorre un’assunzione collettiva di responsabilità per caratterizzare gli appuntamenti in termini differenti da quelli aconflittuali proposti dai soliti opportunisti.
Un altro elemento che crediamo vada assolutamente posto in rilievo, è quello della composizione sociale dei soggetti protagonisti di quanto avvenuto in piazza S. Giovanni. Una questione che ci sembra tenga banco, riguarda la gente che non ha capito il significato di quanto stesse avvenendo. Molti condannano le pratiche delatorie ma al contempo tendono ad essere comprensivi verso quei manifestanti “spauriti” verso ciò che stava accadendo.Quelli che a piazza san giovanni accerchiavano la gente per consegnarla alla polizia.al contrario, capivano benissimo quello che accadeva e hanno cercato di fare in modo che non accadesse. E tutto questo non perché non fossimo vicino ai palazzi del potere, ma perché gli si stava rovinando il LORO (così dicevano…) corteo… cioè un corteo pacifico e privo di elementi di conflitto. Questi infami non hanno nulla della gente normale, basti pensare che avevano tra le mani le bandiere di partiti vari. Molto più rilevante è il fatto che la resistenza nella piazza non è stata preparata né gestita, né prevista da nessuna struttura. E’ stato proprio in quell’incrocio prima di San Giovanni in cui si è determinato il seguito di tutta la giornata: una volta incanalati dalle cariche non si è potuto far altro che resistere, non far occupare la piazza da celerini e blindati, non far raggiungere il corteo dai caroselli di camionette pronte ad investire chiunque si fosse trovato davanti. E’ proprio in questo frangente che è importante esprimere la nostra rivendicazione, rivendicazione di chi di fronte a lanci di lacrimogeni CS, cariche, caroselli e idranti sparati contro la gente non ha indietreggiato ed ha resistito per ore con rabbia e determinazione.
La piazza ha esondato scavalcando assemblee, strutture e reti varie. Questo dato è forse il più rilevante perché dimostra nitidamente che il protagonista della giornata è senza dubbio un soggetto sociale giovanissimo, rapidamente proletarizzato e che non ha alcun legame, storico e politico con i partiti. Una componente della classe verso cui le strutture del movimento non dimostrano di sapersi, o volersi, rivolgere. Questa inadeguatezza non si colma con una ridefinizione linguistica, ma con un ripensamento politico dei nostri interventi complessivi.
La rabbia di chi ha resistito in quella piazza è manifestazione diretta di un malessere economico e sociale, che inevitabilmente si acuisce nei periodi di endemica crisi del sistema capitalistico, rabbia e determinazione a cui anche noi siamo tenuti a dare uno sbocco.
E’ in quest’ottica che riscontriamo una differenza sostanziale con il 14 dicembre 2010, laddove percorsi portati avanti da studenti, lavoratori e disoccupati, hanno riversato in Piazza del Popolo quella radicalità espressa nei mesi precedenti di mobilitazione; in quella giornata si è riusciti ad individuare un obiettivo, come il Parlamento, simbolica sintesi di tutte quelle logiche di profitto e sfruttamento protette e sostenute dal sistema politico.
E’ proprio l’origine, o meno, da un percorso di lotta reale che distingue queste due giornate di forte conflittualità e ribadisce che, lì dove esiste un percorso di rivendicazione strutturato, l’elemento opportunista viene più facilmente marginalizzato. Con tutte le contestualizzazioni dovute, i percorsi di lotta messi in campo sia a Terzigno, sia in Val Susa, sono ulteriori esempi di come le lotte popolari riescano, con un lavoro quotidianamente portato avanti, a vivere di una rabbia consapevole, che diriga la propria azione politica verso l’individuazione e il raggiungimento di obiettivi comuni, tramite esperienze e pratiche di lotta che diventano patrimonio della collettività.
Di fronte ad esplosioni di dissenso di questa natura e portata non ci stupisce la violenza con cui l’apparato repressivo si scaglia a difesa dell’ordine costituito. E lo fa con tanta brutalità non solo perché attraversiamo una fase di crisi in cui storicamente gli spazi di agibilità democratica si riducono; ma anche perché il rischio che si creino dei percorsi di lotta che mettano realmente in discussione il sistema socio-economico in cui viviamo, deve essere stroncato sul nascere.
Non è un caso che i media ufficiali portino avanti una campagna delatoria tesa a criminalizzare le lotte sociali e a eliminare quel sentimento di solidarietà di classe fra chi è oppresso ogni giorno. In quest’ottica la trita retorica dei “black bloc”,della divisione tra buoni e cattivi è sempre utile allo scopo e ha un obiettivo chiaro come il sole: sminuire la portata del conflitto e isolare chi vuole attuare pratiche di critica al sistema che vadano oltre i palloncini colorati che invadono la zona rossa. Assai meno comprensibile, per usare un eufemismo, è se un tipo di logica del genere si sviluppa, nello stesso modo, e per le stesse motivazioni, internamente al movimento.
A partire dagli elementi analizzati e dalle criticità emerse, riteniamo che il 15 ottobre debba essere considerato come un punto di partenza per delineare una prospettiva unificante per classe, necessaria prerogativa su cui costruire progettualità e percorsi di lotta reali contro il sistema capitalistico, fondato su sfruttamento e miseria.
Esprimiamo la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni vittime della repressione.
“ognuno di noi deve dare qualcosa, per fare in modo che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto”.
A Carlo.
Studentifederico II
Colletivo SUN
Napoli 29/10/2011
Aderiamo alla campagna de “Il Giornale” mandaci anche tu le foto dei violenti!
(sulle perquisizioni post 15 ottobre) CONTRO LA REPRESSIONE, UNITI SI VINCE!
CONTRO LA REPRESSIONE, UNITI SI VINCE!
Lunedì mattina si è consumato l’ennesimo atto repressivo a seguito della manifestazione del 15 ottobre a Roma. Solo a Napoli ci sono state 20 perquisizioni che hanno colpito studenti, disoccupati, operai, lavoratori, precari, da anni impegnati in collettivi e associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, nelle lotte in difesa del territorio, del diritto al lavoro, alla scuola pubblica, alla sanità per tutti. Compagne/i promotrici della manifestazione di Roma, come delle lotte quotidiane che attraversano un territorio complesso come il nostro.
L’Obiettivo della manifestazione mondiale del 15 ottobre era quello di dire, forte e chiaro, che la maggioranza della popolazione, quella che lavora, quella che tira a campare, quella che cerca di assicurarsi un futuro dignitoso, non è più disposta a pagare i costi di una crisi che è responsabilità di banchieri e padroni, di governi loro amici e istituzioni loro complici.
La repressione di oggi, al pari della solita e strabica distinzione mediatica tra “buoni e cattivi”, fino all’aggressione fisica di presunti black bloc, ha lo scopo di dividere e frenare il movimento che sta crescendo ed è funzionale solamente agli interessi dei responsabili della crisi.
E’ di questo che dobbiamo renderci conto tutti. E’ vergognoso e squallido l’appello alla delazione lanciato da alcuni giornali, così come la rincorsa isterica e violenta alla blindatura del dissenso con l’estensione ai cortei di misure incostituzionali come il Daspo e i richiami ad una normativa assassina come la legge Reale!
A Roma dopo le cariche di via Labicana e i caroselli dei blindati migliaia di manifestanti hanno difeso il corteo in piazza San Giovanni. Sul complesso di questa giornata tutte le considerazioni possono essere legittime, possono sottolineare diversità e differenze, ma appartengono al confronto orizzontale tra le migliaia di persone che subiscono la crisi e si stanno mobilitando per difendersi. Appartengono altresì ad un dibattito interno al movimento tutto da sviluppare.
Il diritto delle lotte sociali contro il disastro capitalista non può invece aspettare patenti di legittimità da politici, padroni e banchieri che la crisi l’hanno provocata.
Le esperienze di conflitto, dalla Val di Susa a Chiaiano e Terzigno, dimostrano che tutte le forme di lotta sono legittime quando le comunità si difendono di fronte all’arroganza, alla violenza e al potere dei veri responsabili della crisi e della devastazione, e lo fanno in una dimensione pubblica, di massa e condivisa.
Il movimento napoletano respinge con determinazione e unità ogni tentativo di criminalizzazione e rilancia la mobilitazione per non pagare la crisi: ed è per questo che saremo sabato a manifestare la nostra solidarietà attiva al popolo NO TAV accogliendoli nella nostra città e diffondendo la conoscenza della loro resistenza!
SOLIDARIETÀ A TUTTE/I LE/I COMPAGNE/I PERQUISITI!
CONTRO OGNI LOGICA DI DESOLIDARIZZAZIONE NEL MOVIMENTO E NEL CONFLITTO!
NON UN PASSO INDIETRO MA GENERALIZZAZIONE DELLA MOBILITAZIONE OVUNQUE!
NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!
Napoli, 18.10.2011
Studenti Federico II, Collettivo SUN, Collettivo Autorganizzato Universitario, Laboratorio Politico ISKRA, Coordinamento II Policlinico, Rete dei Comunisti, CDPU Ingegneria, Partito dei CARC, Area Antagonista, Laboratorio Okkupato SKA, CSOA Officina 99, Sindacato Lavoratori in Lotta, Associazione Solidarietà Proletaria, USB, Banchi Nuovi, Laboratorio Occupato Insurgencia, Z.E.R.081, Collettivo Area Vesuviana, Sud Ribelle, Coordinamento Flegreo, Comunisti di Ponticelli
Continua l’occupazione…
Ad ogni appuntamento io non manco…anche se studio, lavoro e sono stanco!
La notte ha portato consiglio…Lettere Occupata!
La notte ha portato consiglio…Lettere Occupata! Verso il 15 ottobre! INDIGNARSI NON BASTA!
E cosi abbiamo ripreso da dove ci eravamo lasciati: infopoint, musica, cena sociale e la facoltà di lettere è tornata a parlare di diritti negati, repressione, antifascismo e di tutto ciò che sistematicamente ci viene tolto. Siamo all’inizio di un nuovo anno accademico: la situazione peggiora sempre di più per noi studenti come per noi lavoratori.Questo sistema ci impone sacrifici per sopravvivere, che vanno dal piano marchionne all’aumento dell’età pensionabile passando per i tagli ai trasporti e a tutti i diritti basilari conquistati con anni di dure lotte.
Sono sempre di più gli studenti costretti a lavorare. Questa situazione non ci permette di seguire i corsi (obbligatori di fatto o ufficialmente)nè di stare a ritmo con gli esami. Parliamo anche qui come nel resto della società di selezione di classe!
Per questo, sia per chi viene ogni giorno all’università sia per chi non ne ha la possibilità, si avverte la necessità di avere una facoltà aperta in orari diversi da quelli accademici : un luogo di confronto e di dibattito aperto anche di sera che sia finalmente luogo di cultura critica e accessibile a tutti. Da queste valutazioni nasce l’esigenza di occupare la facoltà di lettere, affinchè questa “idea” di università si sostanzi nei giorni che ci porteranno al 15 ottobre.
E’ importante che chi vive un disagio sempre crescente abbia la possibilità di confrontarsi e di informarsi. Porta di massa vivrà del suo normale svolgimento accademico, ma questo per permettere a tutti gli studenti di confrontarsi e discutere anche durante i corsi della situazione che siamo costretti a subire. Non ci sarà chiusura: infopoint, proiezioni, assemblee e dibattiti caratterizzanno il normale andamento della facoltà di giorno come di sera. Che tutti si mettano in gioco per costruire e arricchire questo percorso. Tutti gli studenti che di giorno sono costretti a lavorare per pagare tasse sempre più alte, trasporti sempre piu cari e inefficienti, avranno la possibilità ogni sera di confrontarsi con chi vive la stessa condizione di studente/lavoratore .Non ci permettono più di costruire un futuro secondo le nostre necessità: dai tempi universitari allo sfruttamento lavorativo tutto ci viene imposto secondo logiche aziendali che puntano unicamente all’aumento di profitti.
Parlare di appelli e di trasporti ci impone di parlare di diritto allo studio e di come questo venga sistematicamente negato attraverso le medesime strategie economiche che oggi negano il diritto al lavoro, alla sanità.
Non esiste un diritto, ma i diritti. Tutto ciò che condividiamo in termini di rabbia e disagio ci porti ad un 15 ottobre partecipato e determinato. Che questa data internazionale diventi solo il punto di partenza di un autunno di lotta e di vittorie.
CONTRO L’UNIVERSITA’ AZIENDA!
CONTRO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE!
CONTRO IL PACCHETTO TREU E LA LEGGE BIAGI!
CONTRO FASCISMO E REPRESSIONE!
CONTRO DISOCCUPAZIONE E LAVORO NERO!
ASSALTIAMO I PALAZZI DEL POTERE.OSARE COMBATTERE, OSARE VINCERE!
Studenti Federico II
studentifedericosecondo.org
SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI
IL comunicato che segue è stato scritto dalla rete antifascista napoletana e cioè da studenti, lavoratori e precari che condividono la pratica dell’antifascimo come rivendicazione quotidiana alla base di ogni percorso di lotta. IL comunicato fa riferimento al tentativo di volantinaggio dei neofascisti di casapound fuori la facoltà di giurisprudenza: ancora una volta la risposta degli studenti è stata ferma e decisa nel non concedere alcuna agibilità politica a questi individui. Lettere è una facoltà antifascista, Napoli è una città antifascista.
“Basta neofascisti accoltellatori all’Università!”
Questa volta almeno non lasciano spazio a dubbi! Casapound si presenta sotto la facoltà di giurisprudenza (angolo via Marina) con i caschi in testa e con uno striscione che fa giustizia delle tante ipocrisie che loro stessi spargono quando gli conviene: “Contro l’ignoranza Antifascista” è il lungo e grottesco striscione che rivendica per l’ennesima volta la loro identità neofascista di nostalgici del duce e della tirannia. Un segnale che segue di poche settimane l’apertura a Roma, in una loro sede, della prima sezione italiana del famigerato “Blood & Honour” la formazione neonazista, estremamente violenta e razzista originaria dell’Inghilterra. E che forse rappresenta un ulteriore salto “dell’esperimento Casapound” nell’ambito delle formazioni di estrema destra, come conferma forse per l’ennesima volta la presenza al loro fianco di alcuni cinquantenni che richiamano ad altre stagioni drammatiche della destra eversiva e stragista in italia,( aggiunta nostra)presenza che segna una continuità tra il fascismo di ieri e quello di oggi rappresentato in maniera esemplare dal legame tra il senatore Michele florino, balzato agli onori della cronaca per le sue implicazioni giudiziarie nell’assassinio di Iolanda Palladino e le non meglio chiarite connivenze con la malavita organizzata, e la suddetta organizzazione la cui responsabile è la figlia Emanuela Florino.
In un mondo normale sarebbe quanto meno paradossale e inaccettabile che proprio davanti la facoltà di giurisprudenza si contesti l’antifascismo che è parte fondativa della carta Costituzionale di questo paese (che vieta la ricostituzione del partito fascista nella dodicesima disposizione transitoria e finale) e che è stato pagato col sangue di centinaia di migliaia di italiani. Siamo molto curiosi di sapere cosa pensano di tutto questo il Preside della facoltà di giurisprudenza e il Rettore dell’Università Federico II !!
Erano una quindicina stamani, con caschi e mazze, eppure accompagnati e tutelati da almeno due reparti celere (malgrado appunto l’apologia del fascismo e la rivendicazione della tirannia non sarebbero tra le manifestazioni consentite dalla Costituzione della Repubblica). Tra loro anche gli accoltellatori dell’agguato di maggio ai danni degli studenti di Lettere, che è li affianco. Ovvio che la tensione sia immediatamente salita. E’ partito un tam tam tra gli studenti che erano all’Università e in una ventina di minuti si è formato un presidio di oltre un centinaio di persone che ha contestato questo sconcio finchè i neofascisti non sono stati costretti ad andar via. Il presidio si è poi trasformato in un breve corteo per la zona universitaria per denunciare l’accaduto.
Ci pare molto preoccupante del resto che neonazisti e neofascisti riaprano la stagione delle provocazioni quando movimenti, studenti, lavoratori e precari si stanno organizzando per rilanciare, a partire dal 15 ottobre, la protesta sociale per la macelleria della finanziaria contro i diritti del lavoro, la scuola, la sanità, i trasporti pubblici.
Corteo cittadino 7 ottobre! Solo la lotta paga!
INDIGNARSI NON CI BASTERA’. VERSO IL 15 OTTOBRE…
La situazione peggiora sempre di più.
La crisi economica degli ultimi anni ha portato ad una serie di manovre e provvedimenti mirati a tagliare la spesa statale. Siamo davvero stanchi di essere presi in giro: continuano a inventare menzogne. La crisi non nasce all’improvviso ma è connaturata a questo sistema. Sono decenni che le politiche economiche creano ricchezza e benessere per pochi, sfruttamento, ricattabilità e povertà per molti.
Poi, immancabile arriva il momento dei sacrifici per far fronte alla crisi . Chi li deve fare questi sacrifici? I “soliti noti” verrebbe da dire: l’operaio sfruttato e ricattato per 1000 euro al mese, il lavoratore precario del call center , lo studente costretto a
lavorare per pagare tasse universitarie sempre più alte, gli strati sociali più deboli quindi. Questa politica viene adottata da qualsiasi governo, di centrodestra o centrosinistra che sia: chiunque governi realizza leggi che rendono applicabili ed effettive le direttive e le strategie economiche di confindustria e dell’Unione europea ( si pensi al pacchetto Treu , alla legge biagi, a tutte le direttive europee in materia universitaria tradotte in riforme dai vari governi). Sacrifici quindie tagli:: 2,7 miliardi di euro tagliati ai trasporti per i prossimi 3 anni;10miliardi di euro tagliati alla sanità per i prossimi 3 anni: tagli a scuola e università pubbliche; piani di riordino industriali che prevedono soltanto licenziamenti e aumento delle condizioni di sfruttabilità e ricattabilità per gli operai ( con piano marchionne e art 8 della manovra).
E’ il momento di dire basta!!E’ il momento di scendere in piazza e riprenderci tutti assieme quello che da anni ci stanno rubando.Lo studente sia affianco dell’operaio, il lavoratore precario scenda assieme al disoccupato: tutti in piazza per i nostri diritti. Non esiste una singola vertenza da rivendicare, ma i diritti , i nostri diritti, da riconquistare e difendere.
No al pacchetto treu!NO alla legge biagi!
No all’università azienda! No alla devastazione dei territori!!
IL MOMENTO E’ ORA!!RIAPPROPRIAMOCI DEL NOSTRO FUTURO!








