You’ll never walk alone!
Libertà per Tonino e tutti i compagni!
Oltre 300 persone hanno gridato Tonino Libero al presidio che è da poco terminato sotto al carcere di Poggioreale di Napoli.
le foto su www.toninolibero.org
a breve i video e tutte le info per mandare pacchi e lettere
ANTIFA ACTION
WWW.TONINOLIBERO.ORG
SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO TONINIO! VENERDI 30 LUGLIO ORE 18 TUTTI SOTTO AL CARCERE!
LIBERTA’ PER TONINO E TUTTI I COMPAGNI!!!
Carlo è vivo e lotta insieme a noi!
Nell’anniversario della morte di Carlo Giuliani, i compagni e le compagne dell’Assemblea nazionale antifascista hanno portato uno striscione a Genova per ricordare Carlo e tutti i compagni, molti ancora sotto processo, che in quelle giornate si sono ribellati. Di seguito il comunicato.
Ricordare Carlo Giuliani e i giorni del G8/2001 è il primo motivo per cui ci troviamo oggi qui a Genova; pensiamo però sia anche necessario ragionare sul significato politico che Genova 2001 ha avuto; a nove anni di distanza abbiamo forse più sangue freddo e più dati su cui tirare alcune conclusioni.
I processi nei confronti dei membri delle forze dell’ordine hanno dimostrato (se mai ce ne fosse stato bisogno) quanto fosse scelta precisa dello Stato quella di reprimere violentemente i manifestanti. Possiamo affermare questo se consideriamo che i funzionari di polizia e carabinieri che si sono resi protagonisti di pestaggi e torture vengono difesi quando non promossi a cariche più alte. Tutto questo, unito alle lievi condanne che sono state inflitte a queste persone, hanno dimostrato l’impunità in cui agiscono le forze dell’ordine nel nostro paese.
Un’impunità che si è palesata successivamente nei numerosi casi di omicidi di Stato di questi anni: Aldrovandi, Bianzino, Lonzi, Cucchi, sono solo alcune delle numerose persone che hanno perso la vita o sono state torturate tra le mani delle divise.
Tra le migliaia di persone che in quei giorni si ribellavano con determinazione alla studiata violenza del potere, si sono scelti 25 capri espiatori, destinati a fare la parte dei cattivi per dimostrare a tutti che la repressione di quei giorni era dovuta alla loro presenza.
Da una parte lo Stato che attacca con violenza brutale e preordinata la protesta, dall’altra i manifestanti che con orgoglio e dignità non si sono piegati a questi soprusi.
Questo meccanismo si è ripetuto negli anni a venire, dalle lotte per il territorio a quelle per il lavoro, fino ad arrivare alle recenti proteste dei terremotati aquilani: “c’erano gli antagonisti, abbiamo bastonato”. Non importa cosa hai fatto, in quale contesto, per quali motivi ciò che conta è la tua identità politica. Tra i 25 compagni, processati per le proteste del G8 2001 alcuni rischiano pene dai 7 ai 15 anni.
Il perpetrarsi di tali avvenimenti e l’autolegittimazione continua da parte dello Stato e dei suoi servi, ha come effetto che nell’opinione pubblica si accetti come fatto normale che le forze dell’ordine possano uccidere e torturare e che chiunque sia portatore di dissenso o tenti di organizzarlo, debba per forza di cose essere duramente pestato o incarcerato. Troppo spesso e sempre di più, ci si trova in condizione di doversi difendere da accuse che colpiscono i compagni più “per ciò che si è e non solo per ciò che si fa”; questo tipo di attacco ha dunque l’obiettivo di paralizzare qualsiasi forma di dissenso, organizzata o spontanea che sia.
L’unità delle lotte e dei percorsi è la principale barriera da costruire contro la repressione di Stato, insieme alla creazione di una rete di solidarietà attiva che permetta di costituire e diffondere quegli anticorpi sociali necessari per difendersi da fascisti e repressione.
Non possiamo perciò che essere vicini a chi in quei giorni si è ribellato a tanta ingiustizia e vogliamo portare all’attenzione di tutti l’importanza di difendere questi compagni, senza alcuna distinzione, e impedendo che cali il silenzio su queste condanne.
In uno Stato che tortura e uccide chi si ribella è sempre innocente.
Assemblea Nazionale Antifascista
Chi semina vento raccoglie tempesta!
Riceviamo e pubblichiamo…
A Verona Digos e magistratura continuano la guerra contro gli antifascisti.
Ma chi semina vento, poi raccoglie tempesta.
Da qualche giorno 8 compagni e compagne di Verona e altre città hanno ricevuto le denuncie e le imputazioni di oltraggio, resistenza, minacce, ingiurie a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, per aver portato la loro solidarietà attiva fuori dal tribunale, a Luca e Pasquale, due compagni antifascisti arrestati per l’infamia di un noto nazista veronese, che li accusava di essere stato aggredito. Il giorno della convalida degli arresti, avvenuti a Novembre 2009, questi compagni tra cui alcuni parenti degli arrestati, assieme a tanti altri antifascisti, tentarono di vederli e capire le condizioni dei due antifascisti sequestrati dallo stato, dato che per 3 giorni non li fu concesso di bere e uno di loro non ricevette mai i medicinali salvavita di cui aveva urgente bisogno. La polizia, con ingente spiegamento di forze e arroganza ,vietò a tutti l’entrata e la possibilità di vedere gli arrestati, e sguinzagliò i giornalisti asserviti per provocare e continuare l’ignobile lavoro di denigrazione contro i compagni. Ma la sbirraglia non si aspettava la grande determinazione e la giusta indignazione dei parenti, amici e compagni. Sperava in una facile repressione anche di chi porta la solidarietà, anche di chi è solo parente di coloro che lottano contro questo stato assassino e fascista. Speravano di poter fare ciò che hanno fatto con Cucchi, Aldrovandi, e i tanti assassinati nelle questure, nelle caserme e in carcere. Purtroppo per loro, quel giorno non è andata così!! Quel giorno famigliari e amici, donne e uomini liberi, hanno dimostrato tutta la loro vicinanza e solidarietà a chi era stato strappato alle loro vite, al loro affetto, contro ogni legge dei tribunali e delle questure, infame, ingiusta e codarda. Hanno risputato in faccia ai carnefici tutto il male che hanno fatto nelle loro schifose carriere, prevenendone dell’altro ai due compagni. Oggi, con la solita vigliaccheria e meschinità che contraddistingue il capo della digos veronese, i suoi scagnozzi in divisa e i noti magistrati in prima linea nella difesa dell’ingiustizia e della repressione a tutto ciò che può minare i privilegi delle caste al potere, intendono continuare la loro guerra all’antifascismo e alle lotte sociali. Questa volta colpendo gli affetti più vicini e chi tenta di portare un aiuto e solidarietà a tutti coloro, che con ardito coraggio lottano e combattono per una società senza razzismo, fascismo, sfruttamento e disumanità. Tentano di fare terra bruciata attorno a chi si ribella, disarticolare l’unità nelle lotte. Diamo la più totale e attiva solidarietà a questi nostri 8 parenti, amici, compagni, i quali sono “colpevoli” d’aver usato contro questa banda di assassini e sciacalli corrotti, la più forte e nobile delle armi : LA SOLIDARIETA’!!! Umana e militante. Siamo ORGOGLIOSI di oltraggiare in ogni modo la divisa e la toga di chi per secoli ha solo dispensato orrore, ingiustizie, miseria e lutti ai popoli!!! Ignobili individui piccoli e meschini che vivono da parassiti dello sfruttamento capitalista altrui!!!! Siamo FIERI di resistere e minacciare il fascismo e l’arroganza di chi assassina e vorrebbe una società di schiavi pacifici e rassegnati. Siamo FELICI di danneggiare quei luoghi ripugnanti e disumani che si chiamano tribunali, cie, questure, caserme, basi militari. Chi continua a seminare vento e soffocar le genti con cieli plumbei di sofferenze e ingiustizie, troverà per sempre chi è disposto a dar tempesta!!!
Arditi e Antifascisti
Antifascisti/e veronesi
Manonolo e Virgilio liberi! Libertà per tutti i compagni!
Apprendiamo dall’ansa con estrema felicità che Manolo e Virgilio sono tornati liberi…
Libertà per tutti i compagni!
tornano liberi Morlacchi e Virgilio (ANSA) – ROMA, 18 GIU – Potrebbero lasciare il carcere gia’ stamattina Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio. Lo ha disposto ieri la Cassazione.
Marchionne in miniera!
La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano che stanno per votare se accettare o meno le condizioni della FIAT per riportare la produzione della Panda in Italia
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La FIAT ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?
Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.
In qusesti giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.
E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.
Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.
Lavoratori, è ora di cambiare.
Antifaresistance!!!
Contro la repressione, non un passo indietro!
Ancora repressione per disoccupati ed antirazzisti.
Non abbiamo nulla da perdere ma tutto da conquistare. Unità e mobilitazione senza risposte sociali.
Oggi all’alba la Digos di Napoli ha effettuato circa 60 perquisizioni a casa di altrettanti disoccupati/e appartenenti ai movimenti organizzati di Napoli e della provincia interni alla vertenza Bros. Nell’ operazione poliziesca 5 persone tra cui una donna sono stati infine prelevati e portati in questura, dove ancora attualmente si trovano per ulteriori accertamenti.
Intanto in mattinata al tribunale di Napoli si svolgerà l’udienza per direttissima al disoccupato arrestato ieri durante la mobilitazione generale dei movimenti.
In questo momento sono in atto due presidi di massa sotto la questura ed il tribunale per rivendicare l’immediata libertà dei precari Bros.
In assenza di risposte concrete e di fronte alla leggittima rabbia dei disoccupati/precari si scatena la repressione nel vano tentativo di criminalizzare e fermare la mobilitazione.
Stessa sorte è toccata nella medesima giornata agli antifascisti ed antirazzisti dei movimenti napoletani convocati oggi in questura per aver difeso i migranti, tra cui la gran parte minori, a bordo della nave Vera D. dalla deportazione illeggittima ed illegale nei centri di detenzione, come hanno poi sostenuto gli stessi giudici che li hanno liberati.
Anche in questo caso chi si mobilita per la difesa dei diritti sociali che devono essere uguali per tutti, viene messo sotto processo, al pari di quanti da oltre 15 anni, nella latitanza delle istituzioni preposte, lottano per vedere riconosciuto il diritto di base ad un lavoro utile e ad un reddito garantito.
Senza la garanzia ed il pieno soddisfacimento di questi diritti, a partire da quello al dissenso, e la chiusura delle vertenze in atto, la mobilitazione non può che continuare. La repressione non potrà che rafforzare l’unità dei movimenti napoletani.
I compagni e le compagne dei movimenti sociali e delle realtà di base
Buone nuove…
Apprendiamo e diffondiamo con estrema felicità la notizia che, da questa mattina, il compagno antifascista Pasquale, recluso agli arresti domiciliari a Verona per l’infamia di un fascista ammaestrato dalla digos e magistratura, E’ LIBERO!! Ora i due compagni arrestati a Novembre, Luca e Pasquale, sono entrambi finalmente liberi di poter tornare alla loro vita e alle loro lotte. L’antifascismo anche sotto i colpi della repressione non si ferma, neppure a Verona. Sia ben chiaro a digos, magistrati e fascisti infami, anche a Verona, come nel resto d’Italia, l’antifascismo militante continuerà la sua lotta, rispondendo colpo su colpo ad ogni manovra repressiva del regime. Finalmente questa brutta storia per i compagni di Verona è finita, MA LA LOTTA ANTIFASCISTA CONTINUA….
Antifascisti/e veronesi
Arditi sez Veneto
Compagni/e delle fiamme nere della temeraria
Antifa Verona
Abbiamo vinto! La lotta paga!
Pochi giorni fa è emersa la strana storia della mora sul modello ISEE, immediatamente ci siamo mobilitati per smascherare questa ennesima truffa legalizzata.
Autorganizzati, ci siamo informati, ci siamo mossi, abbiamo capito di non essere singoli che hanno sbagliato una procedura burocratica, ma di essere vittime di un tentativo al limite dell’estorsione. La pressione di migliaia di studenti in tutte le segreterie della Federico II ha fatto sì che si bloccasse questo sopruso, ottenendo il rimborso per chi ha già pagato.
Il rettore infatti, preoccupato dalla determinazione con cui ci siamo mobilitati, ha annunciato l’abrogazione della mora ed il rimborso per chi l’avesse già pagata, prima ancora che si tenesse l’assemblea pubblica chiamata dagli studenti per fare chiarezza sulla questione per giovedì 25, alle ore 12 in centrale. Dopo l’assemblea, che si è tenuta nonostante tutto, siamo andati a fare visita al rettore stesso perchè fosse lui a darci spiegazioni sulla misteriosa questione e soprattutto ci indicasse chiaramente le modalità con cui avverrà il rimborso.
Risposte chiare in merito non ne abbiamo avute, per questo lunedi mattina ci siamo ripresentati dal rettore….la risposta è stata che entro il 15 maggio verrà fatta la comunicazione alle banche e dopo questa data sarà possibile il rimborso..
In ogni caso quest’esperienza ci ha insegnato alcune cose che non dimenticheremo:
-Gli studenti uniti e organizzati, con lo strumento della lotta, possono ottenere tutto quel che gli spetta!
-I rappresentanti degli studenti, hanno fatto prima passare questa cosa nel silenzio, poi si sono disinteressati nel modo più assoluto. I rappresentanti non rispecchiano la volontà degli studenti, anno dopo anno abbiamo conferma di quanto siano inutili e venduti. Noi non deleghiamo!
-Se in tre giorni abbiamo vinto contro la mora, possiamo affrontare anche problemi più grandi, come la mensa e i diritti per tutti, come la selezione di classe e le riforme universitarie.
[SCIENZE] NO AL NUMERO CHIUSO A BIOLOGIA!
ASSEMBLEA DI FACOLTA’ A MONTE SANT’ANGELO
… E ORA VOGLIAMO IL RIMBORSO!
ECCO IL VOLANTINO DEL PROSSIMO INCONTRO CON IL RETTORE
Lettera aperta agli amici, agli studenti, ai lavoratori e ai compagni di Tor Vergata.
Lettera aperta agli amici, agli studenti, ai lavoratori e ai compagni dell’Ateneo di Tor Vergata
Ciao a tutti/e,
vi scrivo questa mia in occasione dell’assemblea pubblica che state oggi svolgendo presso la facoltà di Lettere, nell’impossibilità fisica di poter essere presente lì con voi.
Avrei voluto testimoniare di persona in merito alle pesanti aggressioni squadriste che ho e abbiamo subito lunedì e martedì dentro e fuori Giurisprudenza.
Ringrazio innanzitutto i molti che in questi giorni hanno espresso solidarietà nei confronti miei e degli altri aggrediti facendoci così sentire la propria vicinanza in questi drammatici a assurdi giorni di Tor Vergata, dove al contrario delle dichiarazioni rilasciate da qualcuno più importante di noi, non si respira affatto una “bella aria”.
La “bolgia” era qui, ed era pure stata bene organizzata.
Una cosa voglio che sia chiara a tutti/e coloro stanno ascoltando o leggendo questo messaggio: non appena possibile sarò nuovamente all’università per prendere parte alle iniziative pubbliche di cui state discutendo così come già fanno alcuni degli altri miei compagni feriti.
Tradotto “for dummies”, cioè per i fascisti, la polizia che li protegge e le istituzioni accademiche (che finora non ci hanno neanche contattato, non perché ci tenessimo, ma mi preme comunque farvelo sapere), NOI NON ABBIAMO PAURA.
Perché la manovalanza e la violenza di Casapound e Blocco Studentesco, che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”, deve essere inquadrata necessariamente nel contesto “storico” di questo Paese nel quale gli squadristi dal primo dopo guerra ad oggi hanno sempre operato: l’instaurazione di un clima di paura e terrore che serva ai loro padroni-padrini-finanziatori e referenti politici più alti in grado per poter mantenere lo status quo, dando la scusa per una stretta repressiva nei confronti delle libertà individuali e collettive, per la conservazione dei poteri forti che governano ininterrottamente la nazione.
E infatti, non a caso, il Rettore ha comunicato da subito, invece delle scuse e della solidarietà che era il minimo potesse umanamente fare, la decisione di bloccare tutte le iniziative pubbliche studentesche.
Quello che lunedì eravamo andati a riferire presso il suo ufficio, tutti e quindici-venti quelli che eravamo, e di rendersi conto che le organizzazioni neofasciste romane si celavano nella nostra università sotto altre sigle e gli era stato concesso non solo lo spazio all’interno di un’aula a 7 miseri piani di distanza dal suo studio ma anche patrocinio e finanziamento (a proposito, quanto hanno incassato dalle nostre tasche ?).
Si sbaglia chi crede che lunedì e martedì ci siano stati due fatti isolati senza preavvisi.
E’ da giugno 2008 che denunciamo i tentativi di infiltrazione di Blocco Studentesco, apertamente sostenuto da Azione Universitaria (cioè il PdL giovanile), e in numerosi casi già a conoscenza di vigilanza privata, polizia e autorità accademiche avevamo visto questi stronzi armati di caschi, spranghe, tirapugni e guanti rinforzati venirci a minacciare direttamente, soprattutto a Lettere. Solo il 27 gennaio scorso in 8 contro 2 avevano aggredito in pieno giorno due studenti di ingegneria alla fermata del 20 express mentre affiggevano manifesti in solidarietà alla lotta dei lavoratori ex-Eutelia.
Durante il movimento contro la Gelmini, ai primi di ottobre 2008, provarono a farsi vivi e molta gente a parte noi non li conosceva: siccome i loro “illustri” precedenti, i loro progetti e la loro violenza era già nota riuscimmo facilmente ad estrometterli e si trovarono isolati a “scapocciare” tra di loro perché non erano riusciti a piantare la “bandierina” a Tor Vergata. Perché questi invertebrati ragionano così. Specie quelli iscritti nel nostro ateneo non fanno paura a nessuno, tanto che se invece di girare in branco passeggiano soli o a coppie nei corridoi e nelle aule si girano se ci incontrano o fanno i vaghi oppure, come nel caso di ingegneria, provano a fare i concilianti. La loro “giovinezza al potere” l’abbiamo vista all’opera questa settimana, coi picchiatori esterni (e più alti in grado rispetto agli iscritti di Blocco Tor Vergata) di quaranta e passa anni giunti da tutta Roma, insieme alla prima fila di “sprangatori tricolori” presenti in quel di Piazza Navona.
Ci tengo a precisare che, come ormai saprete, il Rettore era stato da noi avvertito che saremmo scesi immediatamente dal suo studio per fare un tranquillo volantinaggio al piano terra. Erano presenti sia in studio che poi al piano terra gli agenti della sicurezza privata che, tra l’altro, sono stati sovrastati e picchiati pure loro dai bacarozzi, così come un dipendente dell’università, i quali si erano frapposti inutilmente ai pestaggi che sono durati 5-10 lunghissimi minuti dall’atrio interno fino alla sbarra del parcheggio di Giurisprudenza.
Tutto questo senza che la polizia in borghese intervenisse né prima (quando li aveva visti in giro per la facoltà), né durante (quando pestavano a sangue tutti noi), né dopo (quando sono rimasti a gruppi a fare le “classiche” ronde).
In compenso ci siamo trovati quaranta guardie di tutti i tipi dentro al pronto soccorso, tra una tac, una lastra, un tampone e una flebo, che ci chiedevano documenti, fotocopiavano i nostri referti e facevano pure gli amiconi quando ancora in forte stato emotivo gli chiedevamo di lasciarci in pace coi nostri amici, compagni, parenti, fidanzati/e perché volevamo solo curarci e uscire il prima possibile. Con Casapound e Blocco Studentesco ancora impiantati tranquillamente a gironzolare a Giurisprudenza se volevano sapere come erano andate le cose, e già ne erano al corrente perché i loro colleghi erano lì presenti ribadisco, potevano chiedere informazioni ai picchiatori professionisti.
Ma il comportamento delle forze dell’ordine, che in ateneo possono entrare solo su esplicita richiesta del Rettore (e quindi crolla la sua tesi del “non sapevo”, “non ero a conoscenza”), durante la giornata di lunedì era già stato grave alcune ore prima.
Sin dalle 9.30 infatti, sostava dentro la facoltà di Scienze un’auto sospetta, di cui abbiamo preso immediatamente targa e modello, all’interno della quale due presunti agenti in borghese tra i 35 e i 50 anni avevano iniziato a fotografare e presidiare a distanza di non più di 20 metri l’aula autogestita L1 dove noi ci eravamo dati l’appuntamento per recarci insieme a Giurisprudenza a parlare con il Rettore e a distribuire i volantini che smascheravano gli organizzatori dell’iniziativa neofascista.
Verso le 10.45 vedendo che noi eravamo ancora in aula, i due salgono in macchina e se ne vanno, presumendo forse che non ci saremmo più fatti vivi e saremmo rimasti “intimoriti” dalla loro presenza al chiuso del nostro spazio.
Invece, consci del rischio, non potevamo comunque accettare la situazione che si era venuta a creare e abbiamo deciso comunque di fare quanto programmato per dare un segnale semplice chiaro: ogni volta che personaggi infami e organizzazioni razziste, omofobe e fasciste si presenteranno all’università non ci rintaneremo, pur sapendo di quali appoggi godono e di quale violenza essi sono capaci.
E ben consci anche del fatto che sui media loro la fanno da padrone, cercando di darsi una ripulita a mò di marketing pubblicitario con iniziative sociali che nascondono ben altro. Del resto sono coccolati da editori e giornalisti compiacenti dal Messaggero al Mattino di Napoli, passando per il Corriere, Adnkronos, Libero, Giornale e la stessa Repubblica.
Nel migliore dei casi, come avvenuto anche per noi, si danno le due versioni e all’opinione pubblica viene data in pasto l’idea che ci sia una normale contrapposizione tra due gruppi di diverse vedute.
La verità è una sola, la loro verità e il loro punto di vista è invece una “sòla”: vi basterà leggere che hanno dichiarato di essere loro gli aggrediti, che noi avremmo fatto irruzione nell’aula della loro iniziativa spaventando pure una donna incinta, o che martedì come novelli Geronimi fossimo armati di asce.
Hanno imparato bene l’arte mistificatoria e diffamatoria dal loro padrone principale “souverinizzato” a Milano, da Dell’Utri che hanno ospitato con tutti gli onori come relatore a Casapound a Roma e dalla figlia di Craxi che, sempre da loro, li fece masturbare di gioia dichiarando che “il fascismo non stato il male assoluto, il male assoluto è stato Piazzale Loreto”.
Adesso, con il loro accordo regionale a sostegno della Polverini e del sindaco di Marino nonché costruttore già condannato per la sua attività politico-affaristica Adriano Palozzi, cercano di passare all’incasso per ottenere altri finanziamenti e altre poltrone.
Mi scuso per la lungaggine e per il miscuglio di cose che mi vengono in mente e forse non seguono un filo logico preciso visto che il mio quadro della situazione su di loro è molto chiaro ma non so come meglio esprimerlo dopo quello che ho vissuto in prima persona.
Un’ultima cosa la voglio dire su martedì, in merito alla seconda aggressione, tanto per chi ancora avesse dei dubbi su come sono andate veramente le cose.
Al termine della conferenza stampa svoltasi in aula T12 a Lettere, con la cortese presenza di numerosi agenti in borghese (ancora? chi li ha chiamati in servizio all’università nuovamente?), ci apprestavamo a recarci al Senato Accademico che di lì a poco si sarebbe svolto a Giurisprudenza per farci vedere, noi feriti, dal Rettore e per accompagnare uno studente del Collettivo come rappresentante in tale organo.
Stupidi noi a non mandare nessuno in avanscoperta, con la polizia che addirittura ci aveva fatto la proposta (!!!) di andarci in corteo (in 50-60???) sotto loro scorta, che ovviamente abbiamo rifiutato.
Ebbene, siccome molta altra polizia e un centinaio di camerati, guidati dal loro maiale più rappresentativo, già erano dentro e nei pressi di Giurisprudenza, e nessuno di questi premurosi tutori dell’ordine ci aveva informato di tale situazione, siccome una volta giunti lì i neofascisti erano stavolta armati anche di manganelli telescopici e armi da taglio che hanno usato per aggredire i primi di noi giunti al parcheggio di “Toys’s”, siccome 9 di noi sono stati pure fermati e denunciati per “rissa”, l’evidenza della collusione tra polizia e squadristi per un nuovo agguato e relativa “bevuta collettiva” pianificata a tavolino dovrebbe far riflettere pure i più increduli e legalisti di tutti voi presenti su come non ci si può minimamente affidare alla giustizia e alle sue istituzioni.
Il Senato Accademico, intanto, si svolgeva come se nulla stesse accadendo, perché così le autorità accademiche avevano deciso che doveva andare.
Anche in tale occasione i neofascisti sono risultati utili a qualcuno, non ci certo a me e a noi.
Sabato li ritroverete liberi e felici alle 17.00 al teatro Sacro Cuore del comune di Grottaferrata, gli stessi 100 infami che si fanno il giro di tutta Roma in branco, per una nuova iniziativa pubblica da loro promossa e organizzata dove sicuramente continueranno a dare la loro falsa versione dei fatti, nuovamente tutelati da decine e decine di “servitori dello stato” in borghese e “celermente” vestiti di tutto punto.
Questo perché Casapound ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali con una propria lista.
Con le aggressioni, le denunce a carico nostro, la falsificazione della verità stanno tentando neanche di tapparci la bocca ma proprio di spazzarci via per impiantarsi definitivamente nell’università di Tor Vergata, proprio a ridosso di Grottaferrata.
Vogliono creare una zona nera tra i Castelli e Roma Sud, con tutte le conseguenze del caso.
Non ci riusciranno, se tutti insieme ci muoveremo per impedirglielo.
Questo è quanto ma non è tutto, pagheranno caro, pagheranno tutto.
Roma, 18 marzo 2010
18 denunce per antifascismo. Contro la repressione non un passo indietro!
QUARTO (NA) 18 DENUNCE PER ANTIFASCISMO
CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO!
Il sistema capitalista, sempre piu’, mostra il suo vero volto. Lo dimostra la politica di governo, che in perfetta continuazione con quello precedente (centro-sinistra), mette a punto un nuovo pacchetto sicurezza che non è altro che una persecuzione delle libertà individuali e sociali.
L’ aumento esponenziale delle pene per i reati minori, la reintroduzione di reati quali per esempio l’ ”oltraggio a pubblico ufficiale” (già sospeso nel 1999), gli inasprimenti delle pene, l’ introduzione del reato di clandestinita’ con l’ aumento del periodo di DETENZIONE nei LAGER di stato (CIE) fino a 18 mesi e la possibilità per i medici di denunciare i clandestini vanno proprio in questo senso.
Assistiamo sempre piu’, quindi, a quella che potremmo chiamare “repressione preventiva”, che la classe dominante mette in campo per evitare, in un momento cosi’forte di crisi, lo svilupparsi di qualunque focolaio di rivolta a questo sistema. Infatti, sempre piu’ gli spazi sociali diventano luoghi pericolosi, controllati, in nome della “sicurezza”, con aumento della videosorveglianza, di militari posti ad ogni angolo della città e divieti assurdi nelle mani di sindaci sceriffi, delineando sempre più uno stato-polizia. Negli ultimi giorni gli esempi si moltiplicano: pestaggi mirati avvenuti in Val Susa, cariche nei confronti degli operai che difendono il posto di lavoro, sgomberi per chi occupa le case e per chi sottrae spazi abbandonati al degrado e ne fa spazi liberati, arresti e denunce per chiunque tenta di opporsi ai fascisti cani da guardia dei padroni.
E’cosi’ che anche a Quarto lo Stato e’ sceso in difesa dei suoi servi. il Primo maggio scorso a Quarto è stata organizzata una conferenza per la campagna elettorale del partito La destra, dove era “atteso” il loro leader Francesco Storace. Proprio a Storace, che non ha mai rinnegato il fascismo, la stessa amministrazione comunale che poche settimane prima aveva “ricordato”il 25 aprile, ha concesso come spazio di agibilità politica l’aula consiliare, mostrando il massimo dell’ipocrisia!!! L’iniziativa organizzata proprio durante la festa dei lavoratri da sempre repressi dai servi del sistema sapeva di provocazione. Ma la risposta degli antifascisti non si è fatta attendere ed in maniera determinata è stata presidiata la piazza per impedire il convegno.
La risposta della silente dittatura democratica non si è fatta attendere, dopo le criche di quel giorno, sono giunte anche 18 denunce già annunciate dai servi a mezzo stampa all’indomani della contestazione. Le denunce non piovono casualmente e hanno lo scopo di isolare i compagni. Ma hanno fatto male i conti. Il legame e la solidarieta’ con il resto della popolazione e’ vivo piu’che mai e di certo non sara’ spezzato attraverso questi mezzi. Queste denunce non ci stupiscono e non ci affrangono, non indietreggeremo di fronte all’ennesima intimidazione e lotteremo sempre per costruire quella società liberata per cui combattiamo.
CONTRO LO STATO E I SUOI SERVI!
LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA, USIAMOLA!
ANTIFASCISTI NAPOLETANI
Discriminiamo solo i padroni!
Milano: presidio antirazzista.
da comitato antirazzista (milano)..clicca sull’immaggine per vederla in formato originale..
Info dalla Val di Susa.
Dopo le violenti cariche di ieri,subite dal movimento NO TAV , si hanno le prime notizie sui feriti…
riceviamo e pubblichiamo:
La signora 45enne oltre alla frattura del naso e della testa sembra avere un emorragia interna zona ovarica (non so se il termine è corretto) per i calci presi dalle forze del DISordine mentre era a terra già sanguinante.
Il marito ha detto che probabilmente verrà operata.
Per Simone situazione stazionaria, non sarà operato, è lucido.
Il vice questore Sanna si è presentato all’ospedale per chiedere a Simone avesse bisogno di qualcosa……il compagno ha risposto che gli bastava quello che gli avevano già dato
Grande Sinome
Ieri sera per due volte la digos a provato ad entrare nella stanza di Simone.
La prima volta sono stati allontanati a male parole; la seconda a calci nel culo!
Da radio black out
Dresda: no more nazi in my town!
Terra bruciata intorno alla marcia neonazista, questo han fatto gli antifa tedeschi per contrastare la chiamata europea dei movimenti d’estrema destra in occasione del 65esimo anniversario dei bombardamenti alleati su Dresda. Un “appuntamento funebre” che si ripete da diversi anni, nella strumentalità fascista di solleticare la frustrazione e di riaprire una ferita aperta come quella dei bombardamenti criminali del febbraio ‘45, che fecero 25mila morti in città, ultima punizione contro un regime hitleriano oramai in ginocchio.
Dresda calling.
Dresda calling è stata una campagna articolata da mesi, imbastita con anticipo e metodo dai compagni e dalle compagne del paese europeo, sotto il coordinamento di due reti, Dresda calling (assise eterogenea antifascista) e No Pasaran (realtà autonome antifasciste). Quest’oggi sono arrivati pullman e treni da tutta la Germania per impedire lo svolgimento di questa marcia neonazista, tentato attraverso la costruzione di tutta una serie di blocchi metropolitani fin dalla mattina.
La cronaca della giornata antifascista
La tensione si è impennata fin dalla mattina, facendo seguito già a quanto accaduto nei giorni precedenti (autorizzazione da parte della Corte Federale della marcia neonazista e sequestro materiale antifascista a Berlino). La polizia ha giocato il suo ruolo che si è dimostrato determinante nella gestione della giornata: comportamento muscolare verso i presidi antifascisti nelle piazze, tutti dichiarati come non autorizzati, e briglia sciolta per i neonazisti in città. Dentro questo contesto vi sono state diverse aggressioni fasciste contro i compagni, ma al contempo si sono verificati diversi duri scontri, in mattinata, per le strade, mossi dagli antifa contro l’arrivo dei neonazisti in pullman o treno, oltre che con la polizia.
Altri scontri vi sono stati nel pomeriggio: la polizia ha sgomberato diversi presidi antifascisti per lasciar passare la marcia neonazista, ha fatto uso di gas lacrimogeni (raro per la polizia tedesca) ma ha dovuto rinunciare dinnanzi all’assembramento antifa più grosso (3mila persone) che era in piedi dinnanzi alla stazione di Dresda. Attorno alla marcia dei neonazisti per tutto il pomeriggio ha imperversato l’azione antifascista: blocchi e barricate in strada, scontri con la polizia, azione dirette contro obiettivi simbolici.
10mila antifascisti hanno quindi risposto alla chiamata contro i neonazisti (che avevano annunciato una chiamata continentale, pronosticando anche 8mila presenze, che nella realtà si sono però dimezzate), nelle 2 facce comunicanti della mobilitazione: quella istituzionale ordita dall’amministrazione comunale di Dresda, costretta a prender posizione (per la prima volta) dalla mobilitazione e partecipe della giornata con un presidio antifascista; quella dei movimenti tedeschi, che hanno fatto terra bruciata, per tutto il giorno, attorno alla marcia neonazista, con una conflittualità che ha sparigliato i piani di gestione delle piazze da parte della polizia e che ha attorniato senza tregua di neonazisti, ospiti quantomai indesiderati.
Questo passa il convento: cronache e valutazioni di una lotta antifascista a Napoli.
STUDENTI FEDERICO II
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Napoli 6 febbraio – assemblea nazionale su antifascismo e repressione.
Nelle giornate che hanno preceduto il 40esimo anniversario della strage di Piazza Fontana, avevamo espresso in maniera decisa la necessità di declinare la pratica antifascista in maniera più ragionata, attraverso un’analisi che tenesse conto anche di quanto su questo terreno il movimento di classe aveva prodotto nelle diverse realtà della nostra penisola. Il 12 dicembre 2009 ha dunque rappresentato, oltre che la simbolica ricorrenza della manovra stragista dello Stato, anche un momento di riflessione rispetto alle nuove articolazioni del neofascismo. C’è chi si è concentrato sulla stretta relazione esistente tra vecchie e nuove tendenze autoritarie, chi ha messo in evidenza il continuo sabotaggio delle lotte sociali (oggi come allora represse dal braccio armato dello Stato e ignorate dai media mainstream), chi ha puntato allo smascheramento dei fascisti “riciclati” negli apparati amministrativi, chi ha guardato con maggiore interesse ai legami mai interrotti tra lo squadrismo fascista e la destra istituzionale, e chi – in ultima analisi – ha focalizzato l’attenzione su due fenomeni ormai usciti dagli argini: la deriva xenofoba e razzista che interessa ogni città e quartiere d’Italia e l’affondo revisionista che punta alla riscrittura della Storia e allo sdoganamento dei fascisti di ieri e di oggi.
Praticare oggi l’antifascismo significa quindi declinare e coordinare le articolazioni di cui esso vive sforzandoci di elaborare un paradigma teorico e pratico valido per le differenti situazioni che ci si profilano di fronte. Nell’invitare ad una discussione di questo calibro crediamo anche che non si possa prescindere dal riconoscere la triplice base su cui esso debba necessariamente poggiare, ovvero quella sociale, quella culturale e quella militante. Così come non si può prescindere, pensando ad un coordinamento nazionale, dalla costruzione di una rete di mutuo soccorso e solidarietà attiva capace di prendere collettivamente parola di fronte ai sempre più frequenti casi di repressione. Per questo crediamo sia arrivato il momento di promuovere una giornata nazionale di dibattito che ponga a confronto le diverse realtà che su questo terreno si muovono, e che questo terreno praticano, indicando sommariamente alcuni spunti di riflessione che ci auguriamo potranno essere oggetto di dibattito il prossimo 6 febbraio.
- la costruzione di un fronte comune capace di controbattere alla campagna revisionista che da anni è in corso nel nostro paese e che vede nell’attacco alla resistenza comunista il proprio architrave;
- la costruzione di una rete nazionale capace di amplificare, promuovere e socializzare quanto viene prodotto e fatto localmente e al tempo stesso in grado di riannodare il filo rosso della solidarietà militante;
- la costruzione di uno spazio di dibattito nazionale che partendo dalla nuova composizione sociale della classe sia in grado di inquadrare in termini più ampi il fenomeno razzista e xenofobo ed i compiti del movimento di classe;
Abbiamo appositamente stilato questo breve appello in una forma semplice, senza entrare nel cuore delle singole questioni e senza avere la pretesa di avere già una chiave di volta perché convinti che dovrà essere la discussione del 6 febbraio prossimo a darci una parziale risposta ai molti nodi oggi esistenti.
NAPOLI
- SABATO 6 FEBBRAIO ORE 15:00
- DOMENICA 7 FEBBRAIO ORE 10:30
N.B. L’appuntamento del 7 alle 10 e 30 del mattino è previsto esclusivamente nel caso in cui l’assemblea non riuscisse a chiudere i lavori entro la sera di sabato 6
presso: CENTRO CULTURALE “LA CITTA’ DEL SOLE”
vico san giuseppe maffei a san gregorio armeno N.18
per info: www.12dicembre.net corteo12dicembre@gmail.com
ANTIFASCISTI E ANTIFASCISTE
2 febbraio 1943 – 2 febbraio 2010
2 febbraio 1943 – 2 febbraio 2010
CON STALINGRADO NEL CUORE…
CON OGNI COMPAGNO CADUTO NEL CUORE…
OGGI COME IERI NON UN PASSO INDIETRO!
“Canto d’amore a Stalingrado” di Pablo Neruda
Nella notte il contadino dorme, ma la mano
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all’aurora:
alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell’onore, dimmi aurora,
se l’acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l’uomo rimane al suo posto, e il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroi
arrossati, nell’immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l’albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.
E il marinaio in mezzo al mare tremendo
scruta le umide costellazioni,
e una ne cerca, la rossa stella della città ardente,
e scopre nel suo cuore quella stella che brucia,
e quella stella d’orgoglio le sue mani vogliono toccare,
quella stella di pianto creata dai suoi occhi.
Città, stella rossa, dicono il mare e l’uomo,
città, chiudi i tuoi raggi, chiudi le tue porte dure,
chiudi, città, il tuo famoso lauro insanguinato,
e che la notte tremi con lo splendere cupo
dei tuoi occhi dietro un pianeta di spade.
E lo spagnolo ricorda Madrid e dice: sorella,
resisti, capitale della gloria, resisti:
dal suolo si alza tutto il sangue sparso
dalla Spagna, e per la Spagna si solleva nuovamente,
e lo spagnolo chiede, già contro il muro
delle fucilazioni, se Stalingrado vive;
e c’è nel carcere una catena d’occhi neri
che bucano le pareti col tuo nome,
e la Spagna si scuote col tuo sangue e i tuoi morti,
perchè le offristi l’anima tua, Stalingrado,
quando partoriva la Spagna eroi come i tuoi.
Conosce la solitudine, la Spagna:
come oggi conosci la tua, Stalingrado.
La Spagna strappò la terra con le unghie
quando Parigi era bella più che mai.
La Spagna dissanguava il suo immenso albero di sangue
quando Londra, come Pedro Garfias ci racconta,
pettinava le sue aiuole, i suoi laghi di cigni.
Oggi di più conosci questo, forte vergine,
oggi, Russia, di più conosci la solitudine e il freddo.
Mentre migliaia di obici squarciano il tuo cuore,
mentre gli scorpioni con crimine e veleno,
accorrono, Stalingrado, a mordere le tue viscere,
New York balla, Londra medita, e io dico “merde”,
perchè il mio cuore non resiste più
e i nostri cuori
non resistono più, non resistono
in un mondo che lascia morire soli i suoi eroi.
Li lasciate soli? Ora verranno per voi.
Li lasciate soli?
Volete che la vita
precipiti alla tomba, e il sorriso degli uomini
sia cancellato dalla latrina e dal calvario?
Perchè non rispondete?
Volete più morti sul fronte dell’Est
finchè riempiano tutto il vostro cielo?
Ma allora non vi resta che l’inferno.
Già si stanca di piccole prodezze
il mondo, dove al Madagascar i generali,
con eroismo, uccidono cinquantacinque scimmie.
Il mondo è stanco di congressi autunnali,
ancora con un ombrello a presidente.
Città, Stalingrado, non possiamo
giungere alle tue mura, siamo lontani.
Siamo i messicani, siamo gli araucani,
siamo i patagoni, siamo i guaranì,
siamo gli uruguaiani, siamo i cileni,
siamo milioni d’uomini.
E abbiamo altra gente, per fortuna, nella famiglia,
ma non siamo ancora venuti a difenderti, madre.
Città, città di fuoco, resisti finchè un giorno
arriveremo, indiani naufraghi, a toccare le tue muraglie
con un bacio di figli che speravano di tornare.
Stalingrado, non c’è un Secondo Fronte,
però non cadrai anche se il ferro e il fuoco
ti mordono giorno e notte.
Anche se muori non morirai!
Perchè gli uomini ora non hanno morte
e continuano a lottare anche quando sono caduti,
finchè la vittoria non sarà nelle tue mani,
anche se sono stanche, forate e morte,
altre mani rosse, quando le vostre cadono,
semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi,
perchè il tuo seme colmi tutta la terra.
Pablo Neruda
Continua la riqualificazione della periferia!
L’emergenza rifiuti non sembra finire a Napoli; dopo la grande pulizia, da rifiuti e topi di fogna, effettuata nel quartiere materdei l’emergenza si è ripresentata a pianura. Ancora una volta la risposta è stata rapida. Meno di 12 ore e l’ emergenza è stata subito risolta!
CASAPOUND SPIE INFAMI!
NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI! NÈ A NAPOLI, NÈ ALTROVE!
Solo la lotta paga!
Ancora una volta la lotta paga. L’unità paga! Dopo tre giorni di sciopero selvaggio e picchetti davanti ai cancelli di Monte Sant’Angelo i lavoratori della COOP SEMA vincono la battaglia! Di fronte ad un padrone arrogante e alle minacce dgli ex sbirri, assunti per controllarli, i lavoratori hanno alzato la testa e hanno vinto! E dire che ci hanno provato in tutti i modi a divedere i lavoratori…hanno cercato con scarsi risultati di metterli contro gli studenti che in questi tre giorni hanno lottato al loro fianco…Hanno minacciato di non firmare l’accordo se i lavoratori non si fossero dissociati dal volantino degli studenti (che riportiamo qui in basso)che a dire dell’azienda sarebbe diffamatorio.. Non ci meravigliamo di questi metodi del padrone di turno..Tutto come sempre. Come non ci meravigliamo che i sindacati (presenti solo alla fine della lotta) sono sottostati a questa minaccia. Ci fa piacere, invece, che i lavoratori non ci sono cascati e hanno espresso da subito la loro solidarietà.
COOP SEMA NESSUNO CI È CASCATO! (tranne i sindacati servi)
ecco il volantino:
I lavoratori, dalla Fiat di Pomigliano a quelli delle pulizie di Monte Sant’Angelo, nonostante i continui attacchi alle loro condizioni di lavoro dimostrano in questi giorni di essere ancora capaci di battersi contro i padroni e il loro sfruttamento non cedendo ai ricatti che vorrebbero vederli abbassare la testa. La crisi – che qualcuno dice essere passata – si abbatte con tutta la sua forza sui più deboli. I padroni, hanno il coraggio ancora una volta di chiederci di fare sacrifici, mentre si ingrossano la pancia con il sudore dei lavoratori: è giunta l’ora di dire basta! Chi deve pagare la crisi sono coloro che hanno voluto questo sistema: i padroni!
A Monte Sant’Angelo i lavoratori delle pulizie si sono ribellati all’arroganza della loro ditta esternalizzata (COOP SEMA) che per molto tempo ha speculato sulla loro pelle, pagando gli straordinari con i ticket restaurant. Ma questo non è tutto. La COOP SEMA (come ai tempi del ventennio) ha assoldato 2 ex poliziotti in pensione per controllarne il lavoro e minaccia i lavoratori più combattivi e sindacalizzati, ritarda i pagamenti di stipendi e tredicesima, ostacola la retribuzione di ferie e giorni di malattia. A tutto ciò i lavoratori hanno risposto con la loro unica arma: la lotta! Lotta che ha richiesto il rispetto dei diritti basilari che troppo spesso vengono calpestati dal padrone di turno. Richieste più che legittime, alle quali l’azienda ha cercato di opporre resistenza per ben tre giorni! La svolta è avvenuta al terzon giorni di sciopero. L’azienda sotto richiesta dei lavoratori si è presentata a Monte Sant’Angelo (accompagnata dagli ex poliziotti) e ancora una volta, difronte alle rivendicazioni dei lavoratori ha fatto orecchie da mercante. A questo punto, i lavoratori, determinati, decidono di portare avanti lo sciopero. L’azienda, messa alle strette, alle ore 22 cede alla lotta dei lavoratori. Una piccola vittoria che ci insegna che solo la lotta e la determinazione pagano!
L’università in tutto questo non è esente da colpe: sono ormai anni che porta avanti esternalizzaioni come ad esempio mense e servizi di pulizie a discapito degli studenti e dei lavoratori e a favore dei profitti di qualche sciacallo speculatore!
L’attacco subito dai lavoratori sferrato dai governi di ogni colore (con le leggi antisciopero, l’aumento dell’età pensionabile, il proliferare di contrattazioni di secondo livello tanto volute da Confindustria) è lo stesso attacco che da anni subiamo noi studenti. Negli ultimi dieci anni infatti, la percentuale di giovani che sono stati costretti a sottoscrivere un contratto a tempo determinato (nella migliore delle ipotesi) è aumentata notevolmente mentre, contemporaneamente, il livello di tutela di chi lavora a tempo indeterminato tende sempre più a diminuire.
E’ oggi, quindi, più che mai importante, estendere le reti di lotta e solidarietà tra chi studia e chi lavora, per fronteggiare un attacco padronale alle condizioni di vita di tutti noi.
IL MOMENTO E’ ORA, RIAPPROPIAMOCI DEL NOSTRO FUTURO!
SEMPRE AL FIANCO DI CHI LOTTA!
SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DI MONTE SANT’ANGELO DELLA COOP SEMA
LA LOTTA PAGA! – C4 OCCUPATA
Il Cpo Experia rioccupa!
pubblichiamo con immenso piacere il comunicato dei compagni del cpo Experia…La repressione non ci fermera’!
COMUNICATO STAMPA DEL 6 GENNAIO 2010 h. 12.00:
Questa mattina il Centro Popolare Experia ha aperto e occupato un altro edificio abbandonato nel quartiere Antico Corso: Il Cinema Minerva in via orto del re n. 20.
Gli occupanti stanno sistemando e ripulendo il posto per il ripristino immediato delle attività di aggregazione popolare che il Centro Popolare svolgeva e offriva alla città sino al 30 ottobre 2009 giorno in cui Sovrintendeza ai beni culturali, Magistratura, Questura e Assessore Regionale ai beni culturali hanno chiuso e sgomberato i locali di via plebiscito 782, sequestrando l’edificio.
Questo sequestro preventivo ha come unico obiettivo immediato quello di cancellare e reprimere esperienze di lotta come la nostra che comunque (senza aiuti economici e/o partiti politici) in questi 17 anni ha saputo proporre un modello culturale di aggregazione giovanile prima e popolare dopo, che nulla ha da spartire con chi amministra questa città da quasi 15 anni che ha impoverito culturalmente e economicamente.
Questo ceto politico, questa amministrazione comunale, che dal giorno dello sgombero è in silenzio disertando tutti gli incontri avuti dal Centro Popolare Experia in sedi istituzionali, non ha un proposta politica per la città sia sull’aggregazione nei quartieri sia soprattutto su i progetti di riqualificazione dei quartieri popolari di Catania.
Tutto è al degrado. La situzione economica della città, le casse del Comune, intere zone della città.
Ridiamo alla città una speranza di qualità di vita migliore da quella offerta da questa giunta comunale, ridiamo la speranza attraverso una pratica di lotta e solidarietà.
Invitiamo tutti a sostenere questa occupazione:
OGGI 6 GENNAIO 2010
H. 18.00 Assemblea publica
8 GENNAIO 2010
Cena popolare
9 GENNAIO 2010
Conferenza Stampa H. 11.30
Centro Popolare Experia
www.senzapadroni.org


















