Abbiamo vinto! La lotta paga!

Pochi giorni fa è emersa la strana storia della mora sul modello ISEE, immediatamente ci siamo mobilitati per smascherare questa ennesima truffa legalizzata.
Autorganizzati, ci siamo informati, ci siamo mossi, abbiamo capito di non essere singoli che hanno sbagliato una procedura burocratica, ma di essere vittime di un tentativo al limite dell’estorsione. La pressione di migliaia di studenti in tutte le segreterie della Federico II ha fatto sì che si bloccasse questo sopruso, ottenendo il rimborso per chi ha già pagato.
Il rettore infatti, preoccupato dalla determinazione con cui ci siamo mobilitati, ha annunciato l’abrogazione della mora ed il rimborso per chi l’avesse già pagata, prima ancora che si tenesse l’assemblea pubblica chiamata dagli studenti per fare chiarezza sulla questione per giovedì 25, alle ore 12 in centrale.    Dopo l’assemblea, che si è tenuta nonostante tutto, siamo andati a fare visita al rettore stesso perchè fosse lui a darci spiegazioni sulla misteriosa questione e soprattutto ci indicasse chiaramente le modalità con cui avverrà il rimborso.

Risposte chiare in merito non ne abbiamo avute, per questo lunedi mattina ci siamo ripresentati dal rettore….la risposta è stata che entro il 15 maggio verrà fatta la comunicazione alle banche e dopo questa data sarà possibile il rimborso..

In ogni caso quest’esperienza ci ha insegnato alcune cose che non dimenticheremo:

-Gli studenti uniti e organizzati, con lo strumento della lotta, possono ottenere tutto quel che gli spetta!

-I rappresentanti degli studenti, hanno fatto prima passare questa cosa nel silenzio, poi si sono disinteressati nel modo più assoluto. I rappresentanti non rispecchiano la volontà degli studenti, anno dopo anno abbiamo conferma di quanto siano inutili e venduti. Noi non deleghiamo!

-Se in tre giorni abbiamo vinto contro la mora, possiamo affrontare anche problemi più grandi, come la mensa e i diritti per tutti, come la selezione di classe e le riforme universitarie.



[LETTERE] APRE LA PALESTRA POPOLARE “ANGELA DAVIS”

MANIFESTO DELLA GIORNATA D’INIZIATIVE ALLO SPAZIO DI MASSA E VOLANTINO DELLA PALESTRA




[SCIENZE] NO AL NUMERO CHIUSO A BIOLOGIA!

ASSEMBLEA DI FACOLTA’ A MONTE SANT’ANGELO



… E ORA VOGLIAMO IL RIMBORSO!

ECCO IL VOLANTINO DEL PROSSIMO INCONTRO CON IL RETTORE



Le more non si pagano…si mangiano!

Bel periodo per il mondo dell’istruzione, chiudono interi corsi di laurea, accorpano lezioni di anni diversi per mancanza di docenti, scompare qualsiasi forma di diritto, dalla mensa alle fotocopie, dalle aule studio ai servizi igienici.
I tagli all’universià si fanno sentire, inizia il tracollo di un sistema pubblico da sempre carente e non realmente pensato in base alle esigenze degli studenti e dei lavoratori.
15 anni di riforme, sui passi delle riforme europee da Bologna a Lisbona, distruggono le nostre università, le adeguano al mercato del lavoro, eliminando prospettive di un futuro per chi studia e sbarrando l’accesso agli studenti meno agiati economicamente.

In questi giorni, la felice novità…le tasse non solo aumentano anno dopo anno, ma inganni e beffe non tardano a farsi sentire!
Centinaia di studenti di tutta la Federico II si sono ritrovati bollettini di oltre 900 euro, pur appartenendo a fasce minori, con il ricatto di dover pagare una mora di oltre 90 euro per poter tornare alla fascia di appartenenza!!! Il problema è risolvibile semplicemente con la presentazione del modulo ISEE….e allora perché chiedere più di 90 euro???
Se consideriamo l’enorme peso, in termini di tasse universitarie, già regolarmente imposto, a carico delle famiglie meno agiate e degli studenti lavoratori, poco ci interessa individuare le responsabilità di tutto cio. Ciò che ci interessa è chiamare le cose con il proprio nome: questo è un vero e proprio furto!!!

Diciamo basta a queste truffe, siamo stufi di subire ripercussioni dovute ad errori burocratici che “sembrano” a dir poco misteriosi!
Noi non pagheremo alcuna mora, noi non pagheremo un euro in più di quello che dobbiamo (che già è inaccettabile per molti di noi costretti a lavorare o ad incredibili rinunce).
Lotteremo tutti uniti per il rimborso della mora per gli studenti che l’hanno già pagata, è il momento di essere uniti e compatti, di organizzarci per opporci a quest’ ennesimo sopruso.

LE MORE NON SI PAGANO, SI MANGIANO!

ORGANIZZATI POSSIAMO VINCERE !

L’UNICA COSA CHE RISCUOTERANNO SARA’ LA NOSTRA RABBIA!

ASSEMBLEA GIOVEDI 25 MARZO ORE 12 ALLO SCALONE DELLA MINERVA

STUDENTI FEDERICOII  www.studentifedericosecondo.org



Lettera aperta agli amici, agli studenti, ai lavoratori e ai compagni di Tor Vergata.

Lettera aperta agli amici, agli studenti, ai lavoratori e ai compagni dell’Ateneo di Tor Vergata

Ciao a tutti/e,

vi scrivo questa mia in occasione dell’assemblea pubblica che state oggi svolgendo presso la facoltà di Lettere, nell’impossibilità fisica di poter essere presente lì con voi.
Avrei voluto testimoniare di persona in merito alle pesanti aggressioni squadriste che ho e abbiamo subito lunedì e martedì dentro e fuori Giurisprudenza.
Ringrazio innanzitutto i molti che in questi giorni hanno espresso solidarietà nei confronti miei e degli altri aggrediti facendoci così sentire la propria vicinanza in questi drammatici a assurdi giorni di Tor Vergata, dove al contrario delle dichiarazioni rilasciate da qualcuno più importante di noi, non si respira affatto una “bella aria”.
La “bolgia” era qui, ed era pure stata bene organizzata.

Una cosa voglio che sia chiara a tutti/e coloro stanno ascoltando o leggendo questo messaggio: non appena possibile sarò nuovamente all’università per prendere parte alle iniziative pubbliche di cui state discutendo così come già fanno alcuni degli altri miei compagni feriti.

Tradotto “for dummies”, cioè per i fascisti, la polizia che li protegge e le istituzioni accademiche (che finora non ci hanno neanche contattato, non perché ci tenessimo, ma mi preme comunque farvelo sapere), NOI NON ABBIAMO PAURA.

Perché la manovalanza e la violenza di Casapound e Blocco Studentesco, che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”, deve essere inquadrata necessariamente nel contesto “storico” di questo Paese nel quale gli squadristi dal primo dopo guerra ad oggi hanno sempre operato: l’instaurazione di un clima di paura e terrore che serva ai loro padroni-padrini-finanziatori e referenti politici più alti in grado per poter mantenere lo status quo, dando la scusa per una stretta repressiva nei confronti delle libertà individuali e collettive, per la conservazione dei poteri forti che governano ininterrottamente la nazione.

E infatti, non a caso, il Rettore ha comunicato da subito, invece delle scuse e della solidarietà che era il minimo potesse umanamente fare, la decisione di bloccare tutte le iniziative pubbliche studentesche.

Quello che lunedì eravamo andati a riferire presso il suo ufficio, tutti e quindici-venti quelli che eravamo, e di rendersi conto che le organizzazioni neofasciste romane si celavano nella nostra università sotto altre sigle e gli era stato concesso non solo lo spazio all’interno di un’aula a 7 miseri piani di distanza dal suo studio ma anche patrocinio e finanziamento (a proposito, quanto hanno incassato dalle nostre tasche ?).

Si sbaglia chi crede che lunedì e martedì ci siano stati due fatti isolati senza preavvisi.

E’ da giugno 2008 che denunciamo i tentativi di infiltrazione di Blocco Studentesco, apertamente sostenuto da Azione Universitaria (cioè il PdL giovanile), e in numerosi casi già a conoscenza di vigilanza privata, polizia e autorità accademiche avevamo visto questi stronzi armati di caschi, spranghe, tirapugni e guanti rinforzati venirci a minacciare direttamente, soprattutto a Lettere. Solo il 27 gennaio scorso in 8 contro 2 avevano aggredito in pieno giorno due studenti di ingegneria alla fermata del 20 express mentre affiggevano manifesti in solidarietà alla lotta dei lavoratori ex-Eutelia.

Durante il movimento contro la Gelmini, ai primi di ottobre 2008, provarono a farsi vivi e molta gente a parte noi non li conosceva: siccome i loro “illustri” precedenti, i loro progetti e la loro violenza era già nota riuscimmo facilmente ad estrometterli e si trovarono isolati a “scapocciare” tra di loro perché non erano riusciti a piantare la “bandierina” a Tor Vergata. Perché questi invertebrati ragionano così. Specie quelli iscritti nel nostro ateneo non fanno paura a nessuno, tanto che se invece di girare in branco passeggiano soli o a coppie nei corridoi e nelle aule si girano se ci incontrano o fanno i vaghi oppure, come nel caso di ingegneria, provano a fare i concilianti. La loro “giovinezza al potere” l’abbiamo vista all’opera questa settimana, coi picchiatori esterni (e più alti in grado rispetto agli iscritti di Blocco Tor Vergata) di quaranta e passa anni giunti da tutta Roma, insieme alla prima fila di “sprangatori tricolori” presenti in quel di Piazza Navona.

Ci tengo a precisare che, come ormai saprete, il Rettore era stato da noi avvertito che saremmo scesi immediatamente dal suo studio per fare un tranquillo volantinaggio al piano terra. Erano presenti sia in studio che poi al piano terra gli agenti della sicurezza privata che, tra l’altro, sono stati sovrastati e picchiati pure loro dai bacarozzi, così come un dipendente dell’università, i quali si erano frapposti inutilmente ai pestaggi che sono durati 5-10 lunghissimi minuti dall’atrio interno fino alla sbarra del parcheggio di Giurisprudenza.

Tutto questo senza che la polizia in borghese intervenisse né prima (quando li aveva visti in giro per la facoltà), né durante (quando pestavano a sangue tutti noi), né dopo (quando sono rimasti a gruppi a fare le “classiche” ronde).
In compenso ci siamo trovati quaranta guardie di tutti i tipi dentro al pronto soccorso, tra una tac, una lastra, un tampone e una flebo, che ci chiedevano documenti, fotocopiavano i nostri referti e facevano pure gli amiconi quando ancora in forte stato emotivo gli chiedevamo di lasciarci in pace coi nostri amici, compagni, parenti, fidanzati/e perché volevamo solo curarci e uscire il prima possibile. Con Casapound e Blocco Studentesco ancora impiantati tranquillamente a gironzolare a Giurisprudenza se volevano sapere come erano andate le cose, e già ne erano al corrente perché i loro colleghi erano lì presenti ribadisco, potevano chiedere informazioni ai picchiatori professionisti.
Ma il comportamento delle forze dell’ordine, che in ateneo possono entrare solo su esplicita richiesta del Rettore (e quindi crolla la sua tesi del “non sapevo”, “non ero a conoscenza”), durante la giornata di lunedì era già stato grave alcune ore prima.
Sin dalle 9.30 infatti, sostava dentro la facoltà di Scienze un’auto sospetta, di cui abbiamo preso immediatamente targa e modello, all’interno della quale due presunti agenti in borghese tra i 35 e i 50 anni avevano iniziato a fotografare e presidiare a distanza di non più di 20 metri l’aula autogestita L1 dove noi ci eravamo dati l’appuntamento per recarci insieme a Giurisprudenza a parlare con il Rettore e a distribuire i volantini che smascheravano gli organizzatori dell’iniziativa neofascista.
Verso le 10.45 vedendo che noi eravamo ancora in aula, i due salgono in macchina e se ne vanno, presumendo forse che non ci saremmo più fatti vivi e saremmo rimasti “intimoriti” dalla loro presenza al chiuso del nostro spazio.
Invece, consci del rischio, non potevamo comunque accettare la situazione che si era venuta a creare e abbiamo deciso comunque di fare quanto programmato per dare un segnale semplice chiaro: ogni volta che personaggi infami e organizzazioni razziste, omofobe e fasciste si presenteranno all’università non ci rintaneremo, pur sapendo di quali appoggi godono e di quale violenza essi sono capaci.
E ben consci anche del fatto che sui media loro la fanno da padrone, cercando di darsi una ripulita a mò di marketing pubblicitario con iniziative sociali che nascondono ben altro. Del resto sono coccolati da editori e giornalisti compiacenti dal Messaggero al Mattino di Napoli, passando per il Corriere, Adnkronos, Libero, Giornale e la stessa Repubblica.
Nel migliore dei casi, come avvenuto anche per noi, si danno le due versioni e all’opinione pubblica viene data in pasto l’idea che ci sia una normale contrapposizione tra due gruppi di diverse vedute.
La verità è una sola, la loro verità e il loro punto di vista è invece una “sòla”: vi basterà leggere che hanno dichiarato di essere loro gli aggrediti, che noi avremmo fatto irruzione nell’aula della loro iniziativa spaventando pure una donna incinta, o che martedì come novelli Geronimi fossimo armati di asce.
Hanno imparato bene l’arte mistificatoria e diffamatoria dal loro padrone principale “souverinizzato” a Milano, da Dell’Utri che hanno ospitato con tutti gli onori come relatore a Casapound a Roma e dalla figlia di Craxi che, sempre da loro, li fece masturbare di gioia dichiarando che “il fascismo non stato il male assoluto, il male assoluto è stato Piazzale Loreto”.
Adesso, con il loro accordo regionale a sostegno della Polverini e del sindaco di Marino nonché costruttore già condannato per la sua attività politico-affaristica Adriano Palozzi, cercano di passare all’incasso per ottenere altri finanziamenti e altre poltrone.
Mi scuso per la lungaggine e per il miscuglio di cose che mi vengono in mente e forse non seguono un filo logico preciso visto che il mio quadro della situazione su di loro è molto chiaro ma non so come meglio esprimerlo dopo quello che ho vissuto in prima persona.
Un’ultima cosa la voglio dire su martedì, in merito alla seconda aggressione, tanto per chi ancora avesse dei dubbi su come sono andate veramente le cose.
Al termine della conferenza stampa svoltasi in aula T12 a Lettere, con la cortese presenza di numerosi agenti in borghese (ancora? chi li ha chiamati in servizio all’università nuovamente?), ci apprestavamo a recarci al Senato Accademico che di lì a poco si sarebbe svolto a Giurisprudenza per farci vedere, noi feriti, dal Rettore e per accompagnare uno studente del Collettivo come rappresentante in tale organo.
Stupidi noi a non mandare nessuno in avanscoperta, con la polizia che addirittura ci aveva fatto la proposta (!!!) di andarci in corteo (in 50-60???) sotto loro scorta, che ovviamente abbiamo rifiutato.
Ebbene, siccome molta altra polizia e un centinaio di camerati, guidati dal loro maiale più rappresentativo, già erano dentro e nei pressi di Giurisprudenza, e nessuno di questi premurosi tutori dell’ordine ci aveva informato di tale situazione, siccome una volta giunti lì i neofascisti erano stavolta armati anche di manganelli telescopici e armi da taglio che hanno usato per aggredire i primi di noi giunti al parcheggio di “Toys’s”, siccome 9 di noi sono stati pure fermati e denunciati per “rissa”, l’evidenza della collusione tra polizia e squadristi per un nuovo agguato e relativa “bevuta collettiva” pianificata a tavolino dovrebbe far riflettere pure i più increduli e legalisti di tutti voi presenti su come non ci si può minimamente affidare alla giustizia e alle sue istituzioni.
Il Senato Accademico, intanto, si svolgeva come se nulla stesse accadendo, perché così le autorità accademiche avevano deciso che doveva andare.
Anche in tale occasione i neofascisti sono risultati utili a qualcuno, non ci certo a me e a noi.

Sabato li ritroverete liberi e felici alle 17.00 al teatro Sacro Cuore del comune di Grottaferrata, gli stessi 100 infami che si fanno il giro di tutta Roma in branco, per una nuova iniziativa pubblica da loro promossa e organizzata dove sicuramente continueranno a dare la loro falsa versione dei fatti, nuovamente tutelati da decine e decine di “servitori dello stato” in borghese e “celermente” vestiti di tutto punto.

Questo perché Casapound ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali con una propria lista.

Con le aggressioni, le denunce a carico nostro, la falsificazione della verità stanno tentando neanche di tapparci la bocca ma proprio di spazzarci via per impiantarsi definitivamente nell’università di Tor Vergata, proprio a ridosso di Grottaferrata.
Vogliono creare una zona nera tra i Castelli e Roma Sud, con tutte le conseguenze del caso.
Non ci riusciranno, se tutti insieme ci muoveremo per impedirglielo.

Questo è quanto ma non è tutto, pagheranno caro, pagheranno tutto.

Roma, 18 marzo 2010



Ennesima aggressione neofascista all’Università di Tor Vergata a Roma

Ancora intimidazioni neofasciste

Oggi, 16 marzo 2010, la Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata ha subito l’ennesima azione di forza da parte di Blocco Studentesco.
Un’ottanina di “gorilla” armati di caschi, prevalentemente estranei all’università, hanno nuovamente militarizzato la facoltà distribuendo volantini e affiggendo uno striscione dal chiaro significato: “Basta con la Discriminazione Antifascista” (in riferimento al presidio antifascista che si è svolto venerdì 13 nella facoltà di Lettere).
Si sono dapprima recati nei pressi dell’aula autogestita, dando luogo ad una serie di provocazioni ed accrescendo il già alto livello di tensione con la loro presenza intimidatoria. Successivamente hanno occupato l’atrio ed il piazzale della facoltà, presidiando l’intero complesso con le loro ronde organizzate.
La loro propaganda rivendicava i diritti (??) del fascista all’interno dell’ateneo e riportava una loro personalissima visione, “stranamente” distorta, dei fatti avvenuti negli ultimi giorni. Sui loro volantini mistificatori e deliranti sono persino arrivati a sostenere che ieri, 15 Marzo 2010, sono stati gli esponenti di Azione Universitaria a subire un attacco da parte di “100 militanti dell’estrema sinistra”, ribaltando totalmente la realtà dei fatti.
E’ ormai un mese che i neofascisti di Blocco Studentesco e Casapound minacciano durante
le loro incursioni studenti e studentesse di varie facoltà dell’ateneo di Tor Vergata che rifiutano le loro idee e i loro atteggiamenti.
Ci ritroviamo spesso negli spazi della nostra facoltà i “protagonisti” dei noti fatti di piazza Navona dell’ottobre 2008: lì erano armati di spranghe tricolori, qui di caschi, ma la sostanza non cambia.
Denunciamo l’accordo di coalizione tra i fascisti di Blocco Studentesco e Azione Universitaria per le elezioni al CdA di Tor Vergata, evidenziando che nel corso delle proteste autunnali contro la Riforma Gelmini, i primi hanno provato a infiltrarsi nella protesta contro il ministro dell’istruzione e i secondi manifestavano a favore.
Aver subito minacce del tipo “V’ammazzamo come cani”, “Dovete abbassà la testa”, “Comanderemo anche a Tor Vergata”, “Ce dovete avè paura” da parte degli squadristi di Piazza Navona armati di caschi e guanti rinforzati bene in vista qualifica questi soggetti per quello che sono.
Nel clima di paura e di insicurezza costruito ad arte in questo Paese, le organizzazioni razziste, xenofobe, omofobe e fasciste si trovano a loro agio.
A Tor Vergata, come a Roma3, alla Statale di Milano e a Palazzo Nuovo di Torino sono state smascherate queste “associazioni”, si chiamino FUAN, Azione Universitaria o Blocco Studentesco ed hanno trovato l’opposizione di studenti e studentesse che quotidianamente si battono per un diverso modello di società.
L’indifferenza e l’equidistanza li aiuta a crescere, così come lo spazio mediatico dato alle loro menzogne. Non staremo a guardare, tutti/e siamo chiamati a dare una risposta prima che sia veramente troppo tardi. I tempi delle “squadracce” sono alle porte, per chi ancora non se ne fosse accorto.
Della situazione venutasi a creare nel nostro ateneo hanno pesanti responsabilità principalmente gli organi accademici, a cominciare dal Rettore, prof. Renato Lauro, che non si è ancora degnato di verificare di persona quali “ospiti” si aggirino nelle facoltà di Tor Vergata.

Roma, 16 marzo 2010
Antifascisti/e TOR VERGATA



giovedi 18 marzo assemblea studentesca!



Storie di ordinaria repressione.

riceviamo e pubblichiamo.

All’alba del 17 novembre, la Digos ha arrestato due antifascisti a Verona. L’accusa è d’aver aggredito con “premeditazione” un noto fascista di Forza Nuova, che anni prima era stato l’autore del vigliacco accoltellamento dei due antifascisti, aggrediti, con un’altra trentina di “coraggiosi” camerati, a Volto S. Luca, mentre erano in compagnia di tre ragazze. Uno dei due riportò centocinquanta punti di sutura per l’accoltellamento e addirittura una delle ragazze fu pestata brutalmente in dieci contro lei sola. A distanza di anni, dopo un processo farsa, in cui avvocati dell’accusa e della difesa con la compiacenza del P.M., pensavano solo alla spartizione di denaro da spillare agli accusati e ai compagni, mentre l’accoltellatore non fece neppure un’ora di galera. Ad oggi non ha subito alcun processo e i complici, oltre una trentina, non furono mai identificati dalla digos e mai fu chiesta l’identificazione dalla procura. I due antifascisti arrestati sono noti compagni che hanno dedicato la vita alle lotte sociali, all’antirazzismo, all’antifascismo. Che i fascisti fossero infami e utili alla Digos e alla magistratura è risaputo. Ma il “lavoro” che sta a monte gli arresti fatti oggi dalla questura scaligera, il Pubblico Ministero Celenza e il G.I.P. Donati, è palesemente lontano dal voler punire chi ha osato rispondere con una “strapazzata” alle provocazioni di un fascista, complice di quasi tutte le azioni violente e accoltellamenti degli ultimi anni, messi in atto dai camerati veronesi. E’ un accanimento giudiziario nei confronti di qualsiasi antifascista o forma di organizzazione antifascista. Il forzanovista ora “parte lesa”, Giulio Mauroner, è stato indagato con gli stessi condannati per l’omicidio di Tommasoli per una serie di aggressioni notturne nel centro di Verona. Di queste indagini non si è saputo più nulla, chiuse, dimenticate, sparite dai verbali della digos che ha presentato al giudice in fase istruttoria. Invece, ha avuto la solerzia di presentare un lunghissimo elenco di indagini chiuse, archiviate, dei due antifascisti, per mistificare precedenti e comportamenti criminosi, che non risultano o comunque sono stati chiusi con assoluzioni. In questa vicenda, addirittura arriviamo al “mistero” dei processi scomparsi dalla procura di Venezia, in cui dopo 4 anni il procedimento penale per accoltellamento di Mauroner ai due ragazzi oggi sotto processo, non si trova più, è scomparso e i cancellieri non sanno come sia possibile. L’avvocato di Mauroner è un noto politico ed esponente dell’estrema destra nazista veronese, è risaputo che abbia grandi contatti con magistrati e polizia, nella questura è persona conosciuta e gradita, è il legale di alcuni degli assassini di Tommasoli e di vari esponenti neofascisti, persona abile a ritagliarsi spazi politici in comune e regione.
Il P.M. ha dichiarato che i due prigionieri antifascisti sono persone “pericolose socialmente”, dedite alla violenza per fini politici e si sono sostituiti per “vendetta” alla “giustizia dello stato, della polizia, della “società civile”.
Ma di quale GIUSTIZIA parla il P.M.?
Quella di uno stato che ammazza donne e bambini in guerre per il profitto?
O della “giustizia”della polizia che ammazza di botte innocenti in questura?
Oppure la “giustizia” dello stato che sfrutta e ammazza ogni giorno lavoratori in fabbrica e nei posti di lavoro?
Di quale GIUSTIZIA E’ IL GARANTE?
E nella società borghese neoliberista in cui viviamo quotidianamente i drammatici meccanismi di povertà ed esclusione, i “violenti” sarebbero questi due compagni arrestati? L’ipocrisia e la meschinità arrogante del P.M. e del G.I.P. (che ha accolto le sue tesi con “sacro furore”), è intollerabile e ben visibile. La GIUSTIZIA di cui blaterano è la VIOLENZA di pochi sulla vita di tanti. La procura di Verona con il procuratore capo Schinaia, alleata con la digos scaligera, ha intrapreso da tempo una guerra totale ad ogni forma attiva di antifascismo e di resistenza alle violenze razziste e fasciste a Verona. A colpi di denunce, processi, arresti, e intimidazioni di ogni genere, Schinaia e soci cercano di fermare qualsiasi ipotesi antifascista a Verona. I casi sono centinaia e citarli tutti si perderebbe il filo del discorso. Lo stesso procuratore Schinaia è stato aggredito con una bottigliata in una festa di quartiere, tra la folla, da un fascista di forza nuova, frequentatore di CasaPound. E’ il fratello di uno degli arrestati per il pestaggio di una ragazza in piazza Viviani che ha riempito le cronache locali, rea d’aver chiesto a una quindicina di noti fascisti ubriachi in un bar, di evitare di cantare canzoni razziste e inneggianti Hitler. L’aggressione al procuratore è maturata proprio per vendetta al fratello. L’aggressore di Schinaia NON è stato definito “fascista” da nessuno, neppure da Schinaia che ha minimizzato dichiarando che la politica non centra nulla e che era solo un balordo immaturo e che come “risarcimento” per l’atto compiuto basterebbero dei lavori sociali come netturbino. Chissà cosa sarebbe successo se l’aggressore era un comunista o un anarchico. Si sarebbe gridato al terrorismo eversivo?
Dopo il carcere e mesi di arresti domiciliari è stata rifiutata l’istanza di scarcerazione ai due antifascisti, la motivazione data dal G.I.P. Donati è che non c’è pentimento nei due per la “terribile” azione compiuta e sopratutto NON E’ STATO CHIESTO SCUSA ALLA “VITTIMA”. Ci si chiede di quali scuse parla il G.I.P.? Chiedere scusa di essersi fatti accoltellare da Mauroner, 4 anni fa? Chiedere scusa di vivere in una città razzista, con il sindaco nazista Tosi, che 4 anni prima andò a dare personalmente in carcere, la solidarietà ai fascisti arrestati per l’aggressione agli antifascisti subita a Volto S. Luca? Chiedere scusa di non chinare la testa e “perseverare” nelle attività antifasciste a Verona? Di non essersi fatti ammazzare come Nicola Tommasoli? Che la procura di Venezia ha insabbiato il procedimento per accoltellamento di Mauroner lasciandolo libero di ricommettere le stesse nefandezze naziste? Di che cosa si deve chiedere scusa?
In tutta questa meschina vicenda, hanno giocato un ruolo fondamentale per la disinformazione e l’aggressione mediatica ai due ragazzi arrestati, i giornali, giornalisti locali e televisioni.
La stampa e i media totalmente asserviti al sistema si sono immediatamente attivati, collaborando con questura e magistratura nel creare il “mostro” mediatico, violentare la vita di familiari e amici dei due compagni, strappare una foto delle “belve in catene” fuori dall’aula del tribunale, però vietato ai familiari che volevano entrare per avere notizie dei due prigionieri. La meschinità e la malafede di questi pennivendoli è lampante a chiunque sia vicino e conosce l’attività di questi due antifascisti. Hanno tentato di far terra bruciata attorno a loro, sul posto di lavoro, tra conoscenti, nella città, dipingendo falsamente una presunta appartenenza a terrorismo e probabili (inesistenti) crimini violenti compiuti in tutta Italia. Per ammissione di uno stesso giudice del tribunale di Verona, il quale dice di esaminare la vicenda dei due antifascisti arrestati in base al clamore della stampa che ha avuto sull’opinione pubblica e non sulle carte processuali, la vicenda giudiziaria dei due è stata dipinta dai media cosi grave, che dovrà “riflettere” molto sulle pene da applicare. I risultati degli atti e le istanze presentate in tribunale, venivano puntualmente pubblicate e distorte sui giornali ancor prima d’aver comunicazione i due imputati e il loro avvocato. Siamo alla farsa.
Il carcere in cui sono stati rinchiusi i due, è indicativo del concetto di VIOLENZA e GIUSTIZIA del P.M., del G.I.P. e dello stato loro sovrano, che sia gestito dalla destra o dalla sinistra. Un lager fatiscente in cui il riscaldamento è scarso, i muri hanno muffa e acqua, celle costruite per uno o due detenuti usate per stiparne quattro o cinque. L’igiene è inesistente, scarafaggi e sanitari da vomito. Assistenza sanitaria inconsistente. Uno dei compagni ha avuto un intervento cardiaco in passato ed è sotto stretta sorveglianza medica e farmacologica. Con il benestare del P.M., non ha ricevuto per giorni i medicinali di cui ha assoluto bisogno, ricevendoli poi sbagliati. Malattie come epatiti, HIV, pidocchi, ecc.. sono presenti in tutte le sezioni. Il cibo è scarso per sfamare un adulto e con il benestare dell’On. Giovanardi è di una qualità così nauseante, che addirittura vengono buttati via bancali interi di cibo appena arrivati perché marci e andati a male. Il carcere è una discarica umana in cui gli individui che non producono, non sottostanno alle regole della classe sociale egemone, vengono privati di ogni libertà elementare. Una discarica di rifiuti lontana dalla società, di cui non vuole ne vedere, ne saperne nulla. Uomini e donne fatti vivere peggio delle bestie, nella continua sopraffazione delle guardie in divisa.
I due antifascisti ora agli arresti domiciliari, in attesa del processo, non si sentono di passare facilmente per “vittime” e vedere l’ennesimo pietismo di sinistra che chiede una “giustizia” ai tribunali dello stato più equa e meno interessata. Rifiutano questo processo politico all’antifascismo e tutti i suoi attori e comparse che recitano la loro grottesca commedia!! Rifiutano l’accusa di essere “pericolosi socialmente”: chi è realmente pericoloso per la società è a piede libero, ricco, amministra le istituzioni e le aziende, porta la celtica e ha il potere di disporre della vita degli altri, seduti negli uffici di partito, delle amministrazioni pubbliche o degli istituti di credito bancari. Purtroppo il fascismo o i fascismi, in Italia, non sono mai morti. La guerra di liberazione e la resistenza non è riuscita a ridarci del tutto un’Italia libera. E’ ora che in tutti gli strati della società civile si prenda coscienza che il nazi fascismo esiste, ed è ormai da decenni che miete “cadaveri”, ingiustizie e sfruttamento. E’ nell’economia, nei governi, nelle politiche razziste, nei C.I.E., nelle carceri, negli istituti bancari, per le strade di notte armato di coltello, nelle amministrazioni pubbliche, nei tribunali, nei bar, in televisione, nei giornali, nell’indifferenza degli italiani. L’indifferenza e la “quotidiana banalità” del male, ha reso TUTTI vittime e carnefici di noi stessi, assuefatti alla “normalità” del fascismo istituzionalizzato, assuefatti ad una banda di assassini corrotti senza scrupoli, che decide e dispone delle nostre vite. Oggi come ieri l’antifascismo è giusto e necessario in Italia, come in ogni altro luogo dove si soffre il rigurgito nazista e l’assenza di libertà. Come già accaduto nella nostra storia, i fascismi si possono e si devono sconfiggere.




18 denunce per antifascismo. Contro la repressione non un passo indietro!

QUARTO (NA) 18 DENUNCE PER ANTIFASCISMO

CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO!

Il sistema capitalista, sempre piu’, mostra il suo vero volto. Lo dimostra la politica di governo, che in perfetta continuazione con quello precedente (centro-sinistra), mette a punto un nuovo pacchetto sicurezza che non è altro che una persecuzione delle libertà individuali e sociali.
L’ aumento esponenziale delle pene per i reati minori, la reintroduzione di reati quali per esempio l’ ”oltraggio a pubblico ufficiale” (già sospeso nel 1999), gli inasprimenti delle pene, l’ introduzione del reato di clandestinita’ con l’ aumento del periodo di DETENZIONE nei LAGER di stato (CIE) fino a 18 mesi e la possibilità per i medici di denunciare i clandestini vanno proprio in questo senso.
Assistiamo sempre piu’, quindi, a quella che potremmo chiamare “repressione preventiva”, che la classe dominante mette in campo per evitare, in un momento cosi’forte di crisi, lo svilupparsi di qualunque focolaio di rivolta a questo sistema. Infatti, sempre piu’ gli spazi sociali diventano luoghi pericolosi, controllati, in nome della “sicurezza”, con aumento della videosorveglianza, di militari posti ad ogni angolo della città e divieti assurdi nelle mani di sindaci sceriffi, delineando sempre più uno stato-polizia. Negli ultimi giorni gli esempi si moltiplicano: pestaggi mirati avvenuti in Val Susa, cariche nei confronti degli operai che difendono il posto di lavoro, sgomberi per chi occupa le case e per chi sottrae spazi abbandonati al degrado e ne fa spazi liberati, arresti e denunce per chiunque tenta di opporsi ai fascisti cani da guardia dei padroni.
E’cosi’ che anche a Quarto lo Stato e’ sceso in difesa dei suoi servi. il Primo maggio scorso a Quarto è stata organizzata una conferenza per la campagna elettorale del partito La destra, dove era “atteso” il loro leader Francesco Storace. Proprio a Storace, che non ha mai rinnegato il fascismo, la stessa amministrazione comunale che poche settimane prima aveva “ricordato”il 25 aprile, ha concesso come spazio di agibilità politica l’aula consiliare, mostrando il massimo dell’ipocrisia!!! L’iniziativa organizzata proprio durante la festa dei lavoratri da sempre repressi dai servi del sistema sapeva di provocazione. Ma la risposta degli antifascisti non si è fatta attendere ed in maniera determinata è stata presidiata la piazza per impedire il convegno.
La risposta della silente dittatura democratica non si è fatta attendere, dopo le criche di quel giorno, sono giunte anche 18 denunce già annunciate dai servi a mezzo stampa all’indomani della contestazione. Le denunce non piovono casualmente e hanno lo scopo di isolare i compagni. Ma hanno fatto male i conti. Il legame e la solidarieta’ con il resto della popolazione e’ vivo piu’che mai e di certo non sara’ spezzato attraverso questi mezzi. Queste denunce non ci stupiscono e non ci affrangono, non indietreggeremo di fronte all’ennesima intimidazione e lotteremo sempre per costruire quella società liberata per cui combattiamo.

CONTRO LO STATO E I SUOI SERVI!
LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA, USIAMOLA!

ANTIFASCISTI NAPOLETANI



Dax odia ancora! Non dimentichiamo, non perdoniamo!

pubblichiamo il volantino e il manifesto dell’iniziativa antifascista in ricordo  di Dax che si  terra’  a Milano a  cui parteciperemo.

Con ancor piu’ rabbia nel cuor…DAX ODIA ANCORA!

                      16 MARZO 2003, LA NOTTE NERA DI MILANO
 Alcuni compagni usciti dal pub Tipota si scontrano con tre neofascisti
 armati di coltelli che li colpiscono ripetutamente, ferendone gravemente
 due. Uno sarà operato d’urgenza mentre Davide “Dax” non arriverà vivo in
 ospedale. Sul luogo sopraggiungono invece numerose pattuglie di polizia e
 carabinieri che, ostruendo la circolazione stradale, contribuiscono a
 ritardare i soccorsi. Poco dopo la partenza delle ambulanze arriva anche
 un reparto di celere con caschi e manganelli, respinti subito dalle grida
indignate dei presenti…un avvertimento…
 
All’ospedale S.Paolo, già militarizzato dalle forze dell’ordine, i medici
 comunicano la morte di Dax. Disperazione, incredulità, rabbia….
 I compagni e gli amici presenti rispondono alle provocazioni di Polizia e
 Carabinieri, che danno subito il via a feroci cariche dentro e fuori
 l’ospedale. Una caccia all’uomo stile Genova 2001, quella stessa
 brutalità che abbiamo visto in azione in Val di Susa solo qualche
 settimana fa.
 “Volevano portare via la salma dell’amico” Così il giorno dopo il Questore
 Boncoraglio legittima l’operato delle forze dell’ordine, il cui bilancio
 per i pestaggi contro chi era presente è di decine di punti di sutura
 sul viso, denti e braccia rotte, teste aperte, facce sfigurate e sangue
 dappertutto.
 
Sui “fatti del San Paolo” si aprirà poi un processo con imputati un
 carabiniere e due polizziotti, accusati di porto d’arma impropria e abuso
 d’ufficio, e 4 compagni alla sbarra per resistenza e violenza a pubblico
 ufficiale. Questo processo si è concluso in Cassazione nel 2009 con da un
 lato la piena assoluzione delle forze dell’ordine e dall’altro la
condanna
 di due compagni ad un totale di 3 anni e 4 mesi di carcere più 100.000
 euro di multa.
 Lo Stato si è assolto, la magistratura ha legittimato e consacrato
 l’operato dei suoi servi in divisa.
 Nessuno stupore, nessun lamento. La stessa cosa è accaduta per i processi
 del G8 Genova.
 Nessuno stupore, nessun lamento ma rabbia, odio e la determinazione nel
 continuare a lottare, ricordare e raccontare.
 Una storia che continua perchè fascisti e polizia continuano ad ammazzare,
 nelle carceri, nelle strade. Continua con il nome di Renato Biagetti, Ivan
 Khutorskoy, Carlos Palomino, Nicola Tommasoli, Stefano Cucchi, Jan Kucera,
 Alexis Grigoropoulos, Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani e molti altri.
 Un elenco che non vogliamo vedersi allungare, una storia di sangue che
 deve essere fermata costruendo solidarietà, resistenza, lotta antifascista
 e anticapitalista.
 
“Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i
 padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi ”PARTIGIANO “FOCO”



“l’unico fascio ca ce piace è ‘o fascio ‘e friarielli”